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''la vita è un palcoscenico:devi fare il tuo spettacolo"

   

L'uomo Guerriero Deve Possedere Lo Spirito Del Drago, Lo Scheletro Della Tigre,i Muscoli Del Leopardo,i Tendini Della Gru e il Respiro Del Serpente..... 

 

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ciao samurai mi chiamo Gaetano Cascone,e sono della provincia di salerno,e come te ho una passione per le arti marziali.per il momento pratico AIKIDO lo pratico da due anni oltre ad usarlo marzialmente lo pratico anche spiritualmente,uso la fusione degli elementi che il mondo ci ha dato.il tuo blog mi ha colpito molto e volevo chiederti se potevi aggiungermi nella tua lista di messanger,mi piacerebbe scambiare qualche opinione con te sulla marzialità. Il mio contatto e ronin_90@live.it  ciao
May 2
October 05

тнє вιg кαнυηα

 

                                           

 

"Goditi potere e bellezza della gioventù, non ci pensare: il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite ma credimi, tra 20 anni guarderai quelle tue vecchie foto in un modo che non puoi immaginare adesso; quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava. Non preoccuparti del futuro, oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica. I veri problemi della vita sono quelli che non ti erano neanche passati per la mente, di quelli che ti colgono di sorpresa, alle 4 di un pigro martedì pomeriggio. Fa una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta! Non essere crudele con il cuore degli altri, non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perdere tempo con l'invidia, a volte sei in testa, a volte resti indietro; la corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso. Ricordati i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente, dimmi come si fa. Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati. Non sentirti in colpa se non sai cosa fare della tua vita: le persone più interessanti che conosco a 22 anni non sapevano che fare della loro vita, i quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno. Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno. Forse ti sposerai o forse no, forse avrai figli o forse no; forse divorzierai a 40 annni, forse ballerai con lei al cinquantacinquesimo anniversario di matrimonio; comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro. Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza paura e senza temere quello che pensa la gente! E' il più grande strumento che potrai mai avere. Balla, anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno. Leggi le istruzioni anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza, ti faranno solo sentire orrendo. Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni - i più preziosi - rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perchè più diventi vecchio, più avrai bisogno delle persone che conoscevi da giovane. Vivi a New York per un po', ma lasciala, prima che ti indurisca. Vivi in California per un po', ma lasciala, prima che ti rammollisca. Non fare pasticci con i tuoi capelli, se no quando avrai 40 anni sembreranno di un ottantacinquenne. Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostaglia: dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quello che vale. Ma accetta il consiglio, per questa volta".

 

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 ι ∂ιανσlι gιαρρσηєѕι

 

                                    

 

Non esisteva arma che un NINJA non sapesse costruire ed usare, non esisteva forma di combattimento in cui non eccellesse, non esisteva nulla che potesse intimidirlo al punto di farlo rinunciare ai suoi obiettivi perchè, sin dalla prima missione, s'era abituato a varcare la sottile soglia tra la vita e la morte. Un ninja catturato veniva ucciso bollendolo vivo dopo altre atroci sevizie; per contro il Guerriero delle Tenebre non era mai inutilmente crudele...Egli aveva già esplorato la propria parte oscura e non sentiva affatto il bisogno di cedervi. Uccideva, se era necessario, se gli veniva comandato, nel modo piu' veloce ed efficiente, più "pulito" possibile.
La sua stessa concezione del mondo lo portava ad agire in un modo particolare: per attingere alla forza che pervade e collega tutto cio' che e' vivo nell'universo occorre turbarne il meno possibile l'Armonia. Uno dei motivi del terrore che ispiravano i Ninja era proprio questa loro diversità, questa loro assenza di passioni, tanto che dopo aver appreso ad estinguerle dentro di se l'adepto doveva imparare a simularle per potersi mescolare al popolo, per potersi infiltrare tra i propri simili, tra i propri amici, e quindi tra la società.
 
In Giappone la lunga vicenda del ninjutsu crebbe con vividezza alla superficie della storia nel mezzo millennio che va dal 1300 al secolo XIX. Prima e dopo questi cinquecento anni è un continuo affiorare e scomparire, far capolino tra cronaca e leggenda, spuntare a sorpresa dalle pagine di antiche pergamene ufficiali o dalle parole della tradizione orale tramandata; ma i ninja confondono il loro percorso anche nella storia:
Nel Giappone sconvolto da un lungo periodo di guerre furono sempre piu' i nobili che si rivolgevano alle famiglie Ninja per essere aiutati nelle battaglie o per far compiere silenziose vendette. Grazie a ciò il potere politico dei clans si sviluppo' enormemente sino al punto che, attorno al 1467, fu lo stesso Shogun Yoshihira Ashikaga, il capo militare assoluto dell'impero, a richiedere il loro supporto. In questo modo intere provincie del Giappone finirono sotto l'influenza ninja. Con alti e bassi questa situazione si protrasse fino all'arrivo delle navi portoghesi e dei primi missionari gesuiti, che nutrivano un profondo odio, alimentato dalla paura, verso le discipline interiori dei ninjutsu (ove ogni individuo è sacerdote di se stesso, senza intermediari tra il propro io e l'universo), e dall'altro erano costretti a scontrarsi con il potere dei clan ninja, incoraggiarono la religione cristiana per isolare il ninjitsu sul terreno culturale. Successivamente decisero di scendere in guerra aperta nel 1579, conquistando e distruggendo la roccaforte Ninja di Iga. Nella battaglia di Teusho Iga no Ran le truppe dei gesuiti subirono una disastrosa disfatta per opera dei Ninja che dimostrarono in questa come in altre occasioni di essere eccellenti combattenti anche in campo aperto.
Umiliati e colmi di rabbia i gesuiti mandarono un grande esercito contro la provincia di Iga nel 1581 ma l'anno successivo furono costretti a ritirarsi dopo dure sconfitte ad opera dei ninja.
 
Con l'avvento allo shogunato dei Tokugawa (1582), favorito da un uso spregiudicato dei ninja, per l'Antica Arte della Notte si aprì un nuovo capitolo che la vide legarsi al potere centrale: i ninja si trasformarono in spie, poliziotti e repressori. Gradualmente persero per strada gli originali scopi di ricerca interiore di cui conservarono solo dei vuoti atteggiamenti senza piu' ricordare l'antica funzione, cosa questa che fece rapidamente decadere anche il loro livello tecnico, tanto e' vero che le due piu' importanti azioni che la storia ricordi furono dei fallimenti: nel 1637 il potere centrale tentò di usare l'antico contrasto tra ninja e cristianesimo lanciando i primi nella repressione di una rivolta di contadini convertiti nella zona di Nagasaki. Nessuno dei ninja riuscì in una impresa che, un tempo, non era una difficoltà, essendo tra le piu' comune ed abituali: penetrare nella fortezza del nemico! Se ne andarono invece dopo aver rubacchiato le scorte di viveri dell'esercito che li aveva assoldati.
Nel 1853, quando le "navi nere" del commodoro Perry violarono l'isolamento in cui era rinchiuso il Giappone, una spia ninja fu incaricato di salire di nascosto a bordo di una di esse per sottrarre documenti che facessero intuire le intenzioni degli stranieri. Egli ritornò dalla missione con dei manoscritti che sono ancora oggi conservati dalla famiglia Sawamura nella citta' di Iga-veno. I manoscritti erano una lettera di un marinaio olandese alla sua fidanzata ed una canzone che decanta le doti delle donne francesi a letto e delle inglesi in cucina.
Il Ninjutsu era dunque morto ? Per le scuole che si legarono al potere Tokogawa e via via a quelli che lo seguirono, questa sembrava essere la triste realtà ma non tutti i Ryu di ninjitsu avevano condiviso la scelta del 1582.
Furono questi Clan, ritiratisi allora tra le ombre di monasteri lontani a proseguire la ricerca millenaria, a tramandare l'arte nella più' vera essenza.
Ma il potere, qualunque forma assuma, ha pur sempre bisogno di uomini che all'occorrenza sfoderino doti non comuni, arrivando là dove l'individuo medio, su cui esso fonda la sua supremazia, non può giungere. Avvenne così che allo scoppiare della guerra Russo-Giapponese gli sbigottiti marinai zaristi si trovarono a dover affrontare misteriose figure vestite di nero che abbordavano le loro navi e scomparivano dopo averle sabotate. Avvenne così che, nella prima guerra mondiale, tra la superstiziose truppe turche si sparse la leggenda dei diavoli giapponesi capaci di uccidere con il solo tocco di un dito. E quando la seconda guerra mondiale si trasformò in un tragico gioco a rimpiattino tra la jungle di tenebrosi isolotti filippini, lo Stato Maggiore giapponese tornò a riscoprire l'importanza di persone che sapessero muoversi furtivamente nella notte senza lasciare tracce, che potessero colpire il nemico senza neppure apparire, che sopportassero disagi di ogni genere e natura con stoica indifferenza. L'occupazione militare del Giappone da parte degli americani costrinse tutte le Arti Marziali ed il ninjutsu in particolare a tornare alla più totale segretezza, se non che nel frattempo il seme dell'Arte era stato gettato in nuovi terreni: si apriva infatti nel mondo una diversa partita nella quale gli alleati di ieri divenivano i nemici di oggi ed iniziavano a combattere una guerra segreta fatta di colpi di mano, di attentati, di omicidi commissionati, del furto di informazioni riservate.

Ancora una volta l'Arte Silenziosa era chiamata ad una scelta. Ed ancora una volta si divise. Taluni clans, perseverando nelle scelte del loro antenati, decisero di mantenere per i loro affiliati un ruolo di stretto legame con le istituzioni ufficiali, altri decisero di troncare ogni legame con il mondo esterno e si isolarono completamente.
 
 
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Nel 12 Luglio del 1923 in un villaggio della Corea del Sud chiamato Qa-Ryong-Ri Yong-chi-Myo'n Chul Na Do, vicino a Gunsan,  nasce Sosai Masutatsu Oyama. Il suo nome originario era Young Li, ma dato che quando emigrò in Giappone gli fu imposto di adottare un nome giapponese, lo cambiò in Oyama, che significa "grande montagna". All'età di 9 anni, dopo essere stato mandato in Manciuria alla fattoria di sua sorella, inizia a praticare le Arti Marziali, studiando la disciplina del Kempo cinese del Sud, conosciuta anche come tecnica delle "Diciotto Mani" (stile Shakuriki) sotto la guida del maestro Yi fino a raggiungere il grado di shodan.  A 12 anni, ritorna in Corea, dove pratica un arte marziale coreana chiamata Taiken o Chabi, una sorta di miscuglio di Kempo, Kung Fu e Ju Jitsu.
 
Nel 1938 a 15 anni Mas Oyama si trasferisce in Giappone sperando di entrare nella Yamanashi Youth Aviation Institute, una scuola di aviazione, per diventare un pilota, ma deve presto abbandonare il suo sogno a causa delle difficili condizioni di vita e delle sue origini coreane, ed è costretto a trovarsi un lavoro. Prosegue però il suo allenamento praticando il judo e la boxe, e il suo interesse per le arti marziali lo porta al dojo di Gichin Funakoshi, presso l'università Takushoku, dove inizia a studiare con dedizione il Karate Okinawa (oggi Karate Shotokan), facendo rapidamente progressi. All'età di 17 anni è già 2° dan, mentre all'età di 20 anni consegue il  4° dan. A questo punto si interessa più profondamente al judo, riuscendo in meno di quattro anni a raggiungere il grado di 4° dan.
 
Il passo successivo fu l'ingresso nella Butokukai, l'accademia formativa dell'Arma Imperiale Giapponese, specializzata in guerriglia, spionaggio e combattimento a mani nude, dove Sosai passa 2 anni. Quando il Giappone venne sconfitto alla fine della seconda guerra mondiale, Mas Oyama, come molti altri giovani giapponesi, attraversa una crisi personale, aggravata anche dai contrasti con Ghishin Funakoshi, ma riesce ad uscirne con l'aiuto di So Nei Chu, un grande Maestro coreano che era stato allievo di Chojun Miyagi, il fondatore del Goju-Ryu Karate. So era famoso per la sua forza fisica e la sua spiritualità, ed ebbe una profonda influenza su di lui, insegnandogli l'inseparabilità del budo e i fondamenti spirituali del Buddismo. Dopo un paio d'anni di allenamento, il maestro So consiglia a Mas Oyama di dedicare la sua vita alle Arti Marziali e di ritirarsi nelle montagne per addestrare la sua mente e il suo corpo, fino a raggiungere la "Via Marziale".
 
 A 23 anni, Mas Oyama incontra Eiji Yoshikawa, autore della novella "Musashi" (un libro da leggere per coloro che praticano le Arti Marziali), il quale ha dedicato la vita alla ricerca dei più famosi Samurai del Giappone. Sia la novella che l'autore aiutano Mas Oyama a capire il significato del Bushido (codice dei Samurai). In quell'anno Oyama, si reca dal Maestro Minobu, nella Prefettura di Chiba, dove Musashi sviluppò il suo stile di combattimento con la spada: il Nito-Ryu. Così nel 1946 Oyama parte per l'addestramento, verso un luogo remoto sul monte Kiyosumi nella Prefettura di Chiba. Ad accompagnarlo c'era uno dei suoi allievi, Yashiro, e un amico, il signor Kayama, che provvedeva ai rifornimenti di cibo. Proprio quando attraverso un vigoroso allenamento Mas Oyama era riuscito a superare il problema dello stress mentale causato dalla solitudine, Yashiro cede e dopo 6 mesi abbandona il maestro. Oyama progettava di rimanere sulle montagne per 3 anni, ma la fuga dell'allievo è un duro colpo, che lo fa quasi desistere dall'impresa. Solo l'incoraggiamento di So Nei Chu, che lo esorta piuttosto a tagliarsi le sopracciglia per farsi passare la nostalgia di casa (Sosai non si sarebbe mai fatto vedere in giro conciato così!), riesce a convincerlo a restare e a proporsi di diventare il karateka più forte del Giappone. Ma dopo solo 14 mesi è costretto a rinunciare all'impresa, perché Kayama non può più sponsorizzarlo per cause di forza maggiore.
 
Pochi mesi dopo, nel 1947, Mas Oyama mette alla prova il suo allenamento partecipando e vincendo alla sezione di Karate del Primo Torneo Nazionale delle Arti Marziali di Kyoto, un torneo senza esclusione di colpi. Così riesce a superare lo sconforto per non aver completato i tre anni di solitudine. Durante una rissa in un locale notturno di Tokyo, Oyama uccide il suo avversario e viene arrestato, processato ed assolto per "auto-difesa". Decide quindi di dedicare la propria vita completamente alla Via del Karate. Così ricomincia, questa volta sul monte Kiyozumi, sempre nella Prefettura di Chiba. Questo posto viene scelto per lo sviluppo della progressione spirituale, ma anche fisicamente non si scherza: 12 ore di allenamento al giorno, senza giorni di riposo, stando sotto cascate gelate, rompendo le pietre del fiume con le mani, utilizzando gli alberi come Makiwara, saltando sopra le piante centinaia di volte al giorno. Tutto questo alternato allo studio dei classici antichi sulle Arti Marziali Zen, e della filosofia. Dopo 18 mesi Sosai scese  pieno di fiducia in se stesso, e capace di prendere il controllo della sua vita.
 
Nel 1950, iniziano i suoi famosi combattimenti con i tori, in parte per mettere a prova la sua forza e in parte per dimostrare al mondo il potere del suo Karate. La sua potenza è evidente: ha combattuto con 52 tori, uccidendone 3 al primo colpo e rompendo le corna di 49 di loro solo con colpi di lato con la mano. Con questo non si vuole certo dire che sia stato facile per lui. Oyama amava ricordare il risultato del suo primo tentativo contro un toro infuriato. Nel 1957 in Messico, all'età di 34 anni, è stato quasi ucciso da un toro che lo infilzò alla schiena, anche se, in qualche modo, Oyama è riuscito a tirarlo a se e gli ha rotto le corna. Dovette rimanere a letto per circa 6 mesi a causa della gravità delle ferite riportate. Oggi, ovviamente, qualche gruppo di animalisti potrebbe avere qualcosa da ridire a proposito di queste dimostrazioni, malgrado quegli animali fossero comunque destinati al macello.  
 
Nel 1952, si trasferisce negli Stati Uniti per un anno, dando dimostrazione del suo Karate dal vivo e sulla televisione nazionale. Durante gli anni successivi, riceve numerose sfide da pugili, thai-boxer, lottatori di wrestling, dominando su tutti, vincendo contro circa 270 diversi sfidanti. La maggior parte di queste persone vengono addirittura sconfitte con un solo pugno e i combattimenti non duravano più di tre minuti, in alcuni casi solo qualche secondo. Il suo principio di combattimento è semplice: "se riesce ad arrivare fino all'avversario...è fatta. Se ti colpisce ti rompe. Se blocchi un suo pugno alle costole, il tuo braccio si rompe o si sloga. Se non lo blocchi, la tua costola si rompe". Arriva ad essere conosciuto come "La Mano di Dio", "L'uomo più forte sulla faccia della terra", una manifestazione vivente del più grande guerriero Giapponese Ichi Geki, Hissatsu o, ancora, "Un colpo, morte sicura". Per lui, quello era il vero scopo del Karate. L'eccessivo lavoro di gambe e le tecniche complesse erano secondarie, nonostante fosse conosciuto anche per la potenza dei suoi calci alla testa. E' durante una delle sue visite negli Stati Uniti che Mas Oyama incontra Jacques Sandulescu, un gigante (190 cm. e 190 Kg. di muscoli), Rumeno che, un tempo, era stato fatto prigioniero dall'esercito Russo all'età di 16 anni e inviato a lavorare nelle miniere di carbone per due anni. I due diventano amici, restando tali per tutta la durata della vita di Oyama.  Jacques rimane tutt'oggi un elemento di spicco della IKO(1).  
 
Nel 1953 Mas Oyama apre il suo primo "Dojo" a Mejiro, Tokyo. Nel 1956 apre il suo primo vero dojo fu aperto in uno studio dietro l'università Rikkyo, 500 dall'attuale Honbu Dojo (il quartier generale). Nel 1957 c'erano già 700 membri, nonostante l'alto numero di defezioni a causa del duro allenamento (in quel periodo la forza del suo Karate era a uno dei suoi livelli più alti e di conseguenza anche l'allenamento era molto severo). Molti dei suoi studenti erano membri di altre discipline, arrivati al suo dojo interessati al  jis-sen kumite (combattimento a contatto pieno), e Oyama, sotto il consiglio di Kenji Kato, sceglie di comparare i diversi stili e costruire la sua propria disciplina attraverso la scelta di quelle tecniche e di quei concetti che riteneva essere i migliori e i più"utili in un vero combattimento, non limitandosi solo al karate, ma analizzando tutte le Arti Marziali. E così da un evoluzione del suo karate  nacque il Kyokushin Karate.
 I praticanti del Dojo di Mas Oyama concepiscono il combattimento in modo molto serio, guardandolo prima di tutto come arte da combattimento. In questo modo si aspettano di colpire ed essere colpiti. Con poche restrizioni, l'attacco alla testa diviene una cosa del tutto normale. Prese, proiezioni, colpi alle costole diventano comuni. I combattimenti si ripetono finché uno dei due combattenti non viene battuto. Gli infortuni in combattimento diventano una cosa quotidiana e la percentuale di abbandono cresce vertiginosamente (oltre il 90%). Inoltre vengono indossati dei do-gi non tradizionali ed è possibile indossare quello che si vuole.  
La prima "Scuola di Oyama" fuori dal Giappone venne aperta nel 1957 da Shinhan Bobby Lowe alle Hawaii, dove Oyama aveva dato nel 1952 la sua dimostrazione. In quella occasione Shinhan lo aveva incontrato e si era accordato per allenarsi con lui. Il padre di Shinhan era un istruttore di Kung Fu, e quindi Bobby era molto preparato nelle Arti Marziali cinesi. Inoltre aveva sperimentato ogni disciplina che aveva conosciuto: a 23 anni aveva ottenuto il 4° Dan in judo, il 2° Dan in Kempo e lo shodan in Aikido, ma la dimostrazione della potenza di Oyama lo aveva stupito, tanto che decise di andare a Tokyo per allenarsi con lui per oltre 1 anno e mezzo. Così Shinhan Bobby Lowe divenne il primo "uchi-deshi" (studente a vita) del Kyokushin, una tradizione che sarebbe cresciuta e conosciuta più tardi come "Wakajishi" o "I Giovani Leoni di Mas Oyama", secondo cui un ristretto e selezionato gruppo di allievi era scelto ogni anno perché si dedicassero al Karate per mille giorni.
 
Nel 1961 Mas Oyama apre il suo Dojo a Los Angeles, il Los Angeles Dojo.  
 
Nel 1963 iniziò la costruzione del Quartier Generale Mondiale che venne aperto ufficialmente nel 1964. In questa occasione Mas Oyama coniò per il suo karate il titolo di Kyokushin o "Ultima Verità", per celebrare l'inizio della sua diffusione nel globo in oltre 120 paesi, con oltre 10 milioni di membri che la hanno resa una delle più grandi organizzazioni di Arti Marziali del mondo. E' superfluo dire che una disciplina è solo forte quanto lo sono gli allievi che la rappresentano. Quindi è responsabilità di tutti quelli che hanno scelto di seguire Sosai, di allenarsi duramente e di forgiare uno spirito indomabile, affinché la reputazione di potenza nel Kyokushin Karate possa essere riconosciuta da chiunque per molti anni.
 
Nel Luglio del 1966 viene fondata l'IKO per il Nord America, nel 1968 per l'Europa, nell'Agosto dello stesso anno per il Mezzo-Est e nell'Ottobre quella per il Sud Pacifico. Nel Febbraio del 1969 viene fondata l'IKO per il Sud Africa, in Aprile quella per il Sud-Est dell'Asia.
 
Nel 1969 organizza il primo KyokushinKai All Japan Karate Tournament.
 
Nel 1970 Mas Oyama tiene la Prima Conferenza IKO per gli Stati Uniti a Los Angeles. Presidente Tadashi Nakamura, Vice Presidente Stephen Senne.  
 
Nel Giugno del 1971, il Dojo di New York diventa la sede principale per gli Stati Uniti.  
 
Nel 1972 organizza la seconda edizione del campionato mondiale World Union Karate-Do Organization (W.U.K.O.) a Parigi.
 
Nel Febbraio del 1973, Mas Oyama arriva negli Stati Uniti incontrando i responsabili dei vari Dojo, riuniti per l'occasione nel Dojo di Don Buck. In questa circostanza Oyama li incoraggia ad inviare i loro migliori combattenti al 1° Torneo Mondiale di Karate Open.  
 
Nel 1974 Mas Oyama riceve il grado di 9° Dan dai più importanti responsabili dell'organizzazione sparsi in tutto il mondo. Stephen Senne riceve il 4° Dan da Mas Oyama e Don Buck.  
 
Nel 1975 si tiene il 1° Torneo Mondiale di Karate Open.  
   
Nel Settembre del 1989, Mas Oyama nomina Don Buck come Presidente della IKO per gli Stati Uniti.  
 
Tristemente, Sosai Mas Oyama muore il 19 Aprile del 1994 a causa di un cancro al polmone (come non fumatore), all'età di 70 anni, nominando il  Akiyoshi Matsui (attualmente 8° Dan) a capo di un organizzazione confusa che poi si sarebbe divisa in tre parti: l'IKO(1), sotto la guida di Shinhan Akiyoshi Matsui, l'IKO(2), sotto la guida di Shinhan Yukio Nishida e l'IKO(3), sotto la guida di Shinhan Yoshikazu Matsushima. Questa scelta ha generato diverse ramificazioni all'interno del mondo del Kyokushin, sia politiche che economiche, che, tutt'ora, non sono state risolte. Alla fine, il risultato potrebbe essere una frammentazione incontrollabile del Kyokushin Kai, molto simile a quello che è stato per lo Shotokan che ora, a confronto, sembra avere la meglio. Ogni gruppo asserisce di essere il solo e unico erede del Kyokushin Kai di Mas Oyama sia a livello spirituale che finanziario. Qualcuno ha persino detto che il Kyokushin non può continuare ad esistere senza Mas Oyama. Resta certo che tutti i gruppi del Kyokushin Kai, incuranti della loro ultima alleanza, dovranno, comunque, mantenere gli standard posti dal grande Mas Oyama.  
C'è anche chi pensa che una dispersione del KyokushinKai potrebbe essere un fatto positivo: prima o poi in tutte le buone famiglie, i figli dovranno andarsene dalle case dei loro genitori e formare le proprie famiglie. Alcuni dei gruppi distaccati potranno rimanere fedeli ai principi del KyokushinKai, come ha fatto Hanshi Steve Arneil in Gran Bretagna nel 1991 fondando della IFK. Molti altri, invece, come Shingeru Oyama negli Stati Uniti, hanno utilizzato questi principi per favorire lo sviluppo di un loro stile basato sul Kyokushin Karate.
 
 
            
 
 
La sfida estrema di Mas Oyama
 
Lo sparring con 100 uomini di Mas Oyama è stato il test assoluto di resistenza, forza ed abilità.
Non rimase comunque soddisfatto della sola lettura.  Visitava regolarmente il dojo (sala d'allenamento) dove si praticavano i vari sistemi di cui leggeva.  Ciò gli permise di comprendere al meglio le filosofie e le metodologie che stanno dietro un'arte.  Tale accurata investigazione delle arti marziali asiatiche insegnò ad Oyama molte cose.  Una di queste fu che le arti hanno qualcosa in comune: un test supremo di forza e resistenza, e solo uno tra le centinaia di studenti di ogni arte che lo affrontavano ne usciva trionfatore.  Tale vittoria collocava lo studente in una posizione di considerevole realizzazione, e veniva rispettato ed ammirato da tutti gli altri studenti.  Oyama sapeva che tale test era necessario per Kyokushinkai.  La prova che Oyama visualizzò richiedeva molto più che una buona conoscenza tecnica.  L'individuo che accettava la sfida doveva aver raggiunto il picco delle sue capacità.  Resistenza fisica e mentale e forza erano il minimo richiesto.
Anche le funzioni fisiologiche dovevano essere al top: kokoro (cuore, mente e corpo) dovevano agire all'unisono.
Oyama scelse hyakunin kumite (combattimento con 100 uomini) come prova estrema degli studenti Kyokushin.  Tale decisione fu presa dopo un attento studio delle altre arti marziali e di ciò che impiegavano come ultimo test.
Un maestro Kenjutsu dei 19,1 secolo, Yamoka Tesshu, eseguì hyakushin-tachi, o la "sfida a 100 uomini".  Teshu, in 100 duelli consecutivi, sconfisse uno ad uno tutti i suoi avversari con la shinai (spada di bambù).
Mashiko Kimura è considerato il miglior atleta in assoluto nel Judo, poiché nessun altro praticante dell'arte ha mai raggiunto lo hyakushinnage, o "atterramento di 100 uomini".  Da amico, Oyama ammirava Kimura per i suoi metodi di pratica intensa che erano simili ai suoi.  In due giorni, Kimura raggiunse lo hyakushin nage.  Questo tipo di sfida fu il fattore che spinse Oyama a scegliere lo hyakunin kumite per la sua prova estrema di Kyokushin.
 
100 COMBATTIMENTI IN TRE GIORNI
Oyama non avrebbe mai chiesto a nessuno dei suoi studenti di fare una cosa che prima non avrebbe fatto lui.  Quindi, Oyama scelse di intraprendere per primo il combattimento contro i 100 uomini.  Fu subito dopo il suo duro allenamento sulle montagne, che egli scelse lo hyakunin kumite come prova estrema per il Kyokushin.  Era al top della condizione fisica ed era convinto che non ci sarebbe mai stato un momento migliore per intraprendere tale sfida.
A tale scopo, selezionò le migliori cinture nere del suo dojo come avversari, chiedendo loro di battersi con lui per due minuti ognuno.
Dopo che tutti gli studenti si batterono con lui, ripeterono la sequenza fino ad arrivare a 100.  Per soddisfare le richieste di Oyama, egli scelse di affrontare 100 scontri consecutivi in un giorno per tre giorni, per un totale di 300 combattimenti.  Faceva piccole pause dopo circa 20 uomini, per acquisire fluidi e per questioni d'igiene personale.
Il sonno tra ogni centinaio di combattimenti era ridotto al minimo, a causa dell'aumento di adrenalina ed all'attesa del giorno seguente.
Molti degli studenti che affrontarono Oyama combatterono tre o quattro volte durante quei tre giorni.  Molti poterono farlo solo una o due volte a causa delle ferite che riportarono.  Oyama ne mandò al tappeto molti con un solo colpo.
Nonostante egli volesse continuare per un quarto giorno, non poté per la mancanza di avversari.  In quei tre giorni Oyama lottò senza alcun tipo di protezione, contro i migliori studenti che aveva, sconfiggendoli tutti.  Nessun altro artista marziale nella storia ha mai fatto un tentativo di replicare il suo combattimento contro 300 uomini.
 
 
100 COMBATTIMENTI ERANO VOLONTARI
Nonostante Oyama avesse effettuato lo hyakunin kumite come ultima prova per ottenere lo Kyokushin, non obbligò i suoi studenti a fare altrettanto.
Rendendolo volontario, credeva che ciò ne avrebbe aumentato il significatolo primo studente dell'organizzazione Kyokushin a proporsi fu Steve Arneii, uno studente di lunga data di Oyama che per molti anni visse in Giappone quando si allenava nell'honbu.  La relazione tra Oyama ed Arneil era qualcosa in più di quella tra un maestro ed il suo studente.
Molte volte Arneil affermò che considerava Oyama come un padre.  Per lui, raccogliere questa sfida era un onore.  Non volle deludere il suo mentore e figura paterna.  E non lo fece.  Nel 1965, all'età di 30 anni, Arneil affrontò lo hyakunin kumite del Kyokushin karate.  Durante i due giorni consecutivi, egli lottò contro i 100 migliori studenti di Oyama.  Arneil trionfò, ed entrò nella storia del Kyokushinkai come il primo a completare la serie di 100 combattimenti senza sconfitte.
 
 
100 COMBATTIMENTI IN UN GIORNO
Cinque mesi dopo il successo di Arneil, venne fatto il secondo tentativo nell'incomparabile prova.  Questa volta l'impresa fu provata da Tadashi Nakamura, ed anche lui vi riuscì.
li terzo a tentare lo hyakunin kumite fu Shigeru Oyama nel 1966.  Nessun grado di parentela con Mas
Oyama, era uno degli studenti più brillanti di Kyokushinkai.  Mantenendo la tradizione, anche lui uscì trionfatore.Nel 1967, due prominenti membri dello Kyokushinkai, Luke Hollander, europeo, e john Jarvis, neozelandese, raccolsero la sfida, vincendola entrambi. Gli hyakunin kumite di Arneil, Nakamura, Oyama, Hollander e jarvis, furono completati tutti nel giro di due giorni.  Ognuno si batté per 50 volte consecutive con 50 lottatori diversi ogni giorno, per un totale di 100 incontri.  Diversamente dai primi cimenti, dove gli stessi avversari combattevano per due o tre volte, ogni opponente che incontrarono era diverso, quindi fresco ed al top delle loro capacità.  Non fu prima del 1972, che occorse un altro tentativo simile.  Dopo i successi di Hollander e jarvis, Mas Oyama cambiò le esigenze.  Non più 50 incontri per due giorni, bensì tutti e 100 in uno solo.  Mas Oyama aveva affrontato 100 uomini per ognuno dei tre giorni, desiderando anche di continuare per un quarto.  Cento uomini in un solo giorno
non era una sfida mai tentata prima, e quindi questo divenne lo standard per lo hyakunin kumite nel Kyokushinkai.
Howard Collins, inglese, era stato studente di Mas all'honbu in Giappone: egli fu il primo a porre a termine questa nuova sfida.  Prima di recarsi in Giappone, l'esperienza di Collins in arti marziali era limitata.  L'unica conoscenza che aveva a riguardo derivava dalla lettura e dallo studio di uno dei libri scritti da Oyama.  Collins andò in Giappone con lo scopo preciso di allenarsi con lui.  Arrivatovi, Collin aveva poco denaro, non parlava la lingua e non aveva mezzi di sostegno.  Per finire, non conosceva Oyama, e questi non conosceva lui.  Non sapeva nemmeno se gli fosse mai stato concesso praticare sotto la sua guida.
Ma alla fine fu accettato come studente nell'honbu.  Lavorandovi, oltre che a praticare le arti marziali, fu in grado di pagarsi il vitto e l'alloggio.  Quando giunse il momento di mettersi alla prova per ottenere la cintura nera di primo livello, fallì.  Ma non la secon, da volta.Quando arrivò il fatidico giorno, Collins si sentiva forte.  Ma dopo diversi incontri, la sua resistenza cominciò a vacillare.  Gli si venne ripetuto varie volte se voleva abbandonare, ma persistette e divenne la prima persona a completare lo hyakunin kumite in un solo giorno.  Era l'anno 1972.
Nel 1973, Miyuki Miura, un giapponese, seguì nell'impresa di Collins.  La prova è ardua.  Essa dura circa 4 ore, ma può essere più breve se lo sfidante è bravo abbastanza da sconfiggere gli avversari in meno di due minuti.
Ovviamente, colui che cerca di passare questa prova deve essere in eccellenti condizioni fisiche e mentali. Miura ricorda che il suo corpo rimase gonfio dappertutto per diverse ore dopo la fine di questo durissimo esame.  Per giorni aveva bisogno di aiuto per andare in bagno, perché non era in grado di piegarsi da solo.  Lo hyakunin kumite è un traguardo straordinario, ma che non si raggiunge senza pagare un enorme pedaggio.
Negli anni seguenti, furono in molti a cimentarsi, ma senza successo.  Alcuni pensano che ciò fosse dovuto al fatto che ci si fosse allenato più per i tornei Full-contact, dimenticandosi della sfida ai 100 uomini. Mas Oyama cominciò ad organizzare tornei di Full,contact in Giappone nel 1968.  Si pensava che partecipando ed allenandosi per diversi tornei ogni anno, gli studenti non dedicavano abbastanza tempo alla preparazione del corpo per il test dei 100 uomini. Ma questa tesi è discutibile, poiché per partecipare a qualsiasi torneo la preparazione deve essere al massimo. 1 tornei sono Full,contact come i combattimenti 100 uomini, senza imbottiture, e consistono in diversi incontri.  E' più probabile che l'enfasi sui tornei fosse un modo per ottenere maggior attenzione per il Kyokunshinkai concepito da Oyama. 1 tornei attiravano più spettatori, producendo quindi più studenti per il Kyokushin.
Solo 12 ci sono riusciti
 
Molti studenti di Kyokushin karate hanno tentato lo hyakunin kumite, e molti hanno fallito.  La preparazione per una tale impresa è inflessibile.  Gli sfidanti devono prepararsi per anni.  Nessun'altra prova per un'arte o uno sport è così.  Le pene inflitte al corpo non sono pari a niente di simile sperimentato da altri atleti.  Solo 12 individui in tutta la storia del Kyokushin sono stati in grado di conquistare la prova estrema, che richiede fortitudine e perseveranza. Lo hyakunin kumite del kyokushin karate di Oyama è l'essenza dello spirito dell'osu.

lα νια ∂єl ѕαмυяαι è lα мσятє

 
    
                        
                                                                              

Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell'aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un'occhiata anche all'inferno. Un angelo lo accontentò e lo condusse all'inferno.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi e pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
"Com'è possibile?", chiese il samurai alla sua guida. "Con tutto quel ben di Dio davanti!".
"Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all'estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca".
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti. Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico all'inferno! Dentro l'immenso salone c'era l'infinita tavolata di gente; un'identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all'estremità per portarsi il cibo alla bocca. C'era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
"Ma com'è possibile?", chiese il samurai.
L'angelo sorrise.
 
"All'inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino".  
 
 
"Paradiso ed inferno sono nelle tue mani. Oggi."
 
 
 
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ρσтєηтє ¢σмє υηα тιgяє,ƒlєѕѕιвιlє ¢σмє υη lєσραя∂σ,ѕιηυσѕσ ¢σмє υη ѕєяρєηтє
 
 
         
 
 
 
ALLA NASCITA DEL KUNG FU DI SHAOLIN SI RISCONTRANO 2 IPOTETICHE LEGGENDE:
 
 
 1) - Ancora oggi l'origine delle arti marziali di Shaolin è causa di un ampio dibattito. Dopo che Bodhidharma stabilì a Shaolin la prima sede della sua setta, lo Chan accrebbe rapidamente la sua presenza sul territorio cinese, senza peraltro entrare in conflitto con le sette Chengshi, Faxiang, Tiantai, Huayan, e della Pura Terra.Dopo la Dinastia Tang la setta Chan crebbe e divenne la più influente scuola Buddhista della Cina, controllando più del settanta per cento dei templi Buddhisti in tutto il paese.
Nonostante tutti i templi professassero la setta Chan, come mai solamente quello di Shaolin era conosciuto per le sue arti marziali? Alla base di questo vi furono molteplici motivi, alcuni storici altri casuali.
Certamente i primi elementi di wushu presero forma sin da tempi immemorabili derivando dalle attività di caccia e di pesca. Dall'epoca Zhou e Qin, attraverso gli Han, i “Tre Regni”, gli Jin Occidentali e Orientali e le Dinastie del Sud e del Nord, il wushu cominciò a giocare un ruolo sempre più importante nell'ambito militare. Alla fine del regno Qin (221-207 a.C.) ribelli contadini comandati da Chen Sheng e Wu Guang affrontarono l'armata Qin con bastoni e forche di legno, mentre Xing Yu re di Chu, riuscì ad imporsi sugli altri pretendenti al trono grazie alle sue alabarde. Durante il periodo dei “Tre Regni” (220-280) Zhao Yun attaccò il campo di Cao Cao armato solamente della sua spada e Guan Yu, Brandendo una scimitarra si aprì la strada attraverso cinque città, uccidendo ben sei capitani nemici. E, durante la dinastia Sui, Luo Cheng uccise il principe Liang con una stoccata della sua lancia.In larga misura il wushu di Shaolin, che prese realmente forma durante la Dinastia degli Wei Occidentali (386-534) ricavò la sua essenza da differenti scuole popolari di arti marziali. Infatti, prima di abbracciare la fede Buddhista, molti dei monaci Shaolin erano stati maestri di wushu.
Ba Tuo, che fondò il Tempio di Shaolin, arrivò in Cina trent’anni prima di Bodhidharma. Egli aveva un acceso interesse nel wushu; anche se non è accertato se egli stesso abbia mai praticato, i suoi discepoli Hui Guang e Seng Chau erano dotati di notevoli abilità.Secondo fonti storiche Hui Guang poteva colpire un volano 500 volte di fila stando in equilibrio sulla ringhiera di un pozzo; e Seng Chou poteva "scavalcare un muro" ed arrivare sopra un tetto con un balzo. Costoro furono i primi monaci di Shaolin a praticare arti marziali.
Ma il principale contributo alla larga diffusione della pratica del wushu tra i monaci di Shaolin venne dalla posizione geografica del Tempio (Shaolin è situato a circa 100 km dalla città di Luoyang, antica capitale imperiale, in una zona ricca di tombe, templi e monasteri) e dalle particolari circostanze storiche.Durante 4000 anni di testimonianze storiche, da Yu il Grande della Dinastia Xia (2100-1600 a.C.) sino alla fine della Dinastia Qing, la società cinese fu travagliata da innumerevoli guerre, scontri tra fazioni e cambio di regnanti.Attraverso i secoli, a causa della sua posiziona geografica la “Terra di Mezzo” è sempre stata il centro delle dispute della storia cinese, e il Tempio di Shaolin, con la sua rilassante atmosfera e scenario pittoresco divenne un ideale rifugio da tutto il paese per i generali in ritiro e per coloro che erano braccati dalla giustizia.Prima di abbracciare la fede, tuttavia, molti di costoro erano riconosciuti come esperti di wushu; trovandosi assieme essi ebbero la possibilità di sviluppare particolari abilità e, gradualmente, il wushu di Shaolin migliorò considerevolmente, divenendo più raffinato.Un altro fattore che contribuì allo sviluppo delle arti marziali derivò dalla necessità di proteggere il Tempio da banditi e saccheggiatori.Dopo le Dinastie del Sud e del Nord (420-581), le ricchezze dei monasteri subirono un improvviso incremento, in seguito al crescente interesse della corte imperiale verso il Buddhismo.Il Tempio di Shaolin non possedeva solo case e terreni ma aveva anche dipendenti e servitori. L'imperatore Wen Di, della Dinastia Sui (581-618), per esempio, assegnò a Shaolin ben 1648 acri di terreno per il mantenimento dei suoi membri. Tale munificenza imperiale raggiunse il culmine al di là della regola basilare del Buddhismo, secondo la quale "tutte le forme di vita sono uguali" e trasformarono i monaci in una sorta di classe parassita che ricavava il sostegno dall'affitto di terre ed abitazioni. Inevitabilmente i monaci si trovarono invischiati nel turbinio delle lotte di potere. Con il fine di proteggere il loro tempio dalle aggressioni nacquero i “monaci guerrieri”.
Il wushu di Shaolin fu ancora per poco tempo un motivo di gusto ed interesse personale, né fu tenuto nascosto tra le mura del monastero. Uno stile di wushu si era formato avendo come matrice il Tempio di Shaolin che aveva raccolto i migliori elementi tra le scuole cinesi di arti marziali. Esso si distingueva nel pugilato, nel maneggio delle armi e negli esercizi interni, con i monaci che venivano ad assumere il ruolo principale nella pratica.
Nel 621, tra la fine della Dinastia Sui e l'inizio di quella Tang, una feroce lotta si scatenò tra il principe dei Qin, Li Shimin e Wang Shicong, generale Sui.
Conoscendo la prodezza dei monaci Shaolin, il principe Li emise un editto diretto ai monaci chiedendo loro di "aiutare ad arrestare il primo colpevole e per portare la pace nel paese". I monaci risposero.
Fu la prima volta che discepoli del Buddhismo presero parte in modo collettivo ad una battaglia. Nelle campagne di Qianglingkou i monaci guerrieri di Shaolin sconfissero l'armata di Wang Shicong. Il Principe Li incoronato come imperatore della Dinastia Tang ricompensò largamente i monaci conferendo il titolo di Grande Generale al monaco Tan Zong ed assegnando al Tempio 40 ettari di terre. Inoltre al Tempio fu consentito mantenere una guarnigione di monaci guerrieri. Da allora le truppe di Shaolin furono ampiamente conosciute ed i loro ranghi crebbero di anno in anno.
La Dinastia Ming (1638-1644) vide il fiorire delle arti marziali di Shaolin come mai prima. Quasi tutti i residenti del Tempio praticavano il wushu e fu organizzato un poderoso distaccamento di oltre 2500 monaci soldati. Le arti marziali di Shaolin raggiunsero il loro massimo splendore sia nel pugilato che nell'uso delle armi che negli esercizi interni.
Il governo Ming dimostrò di apprezzare notevolmente le capacità dei monaci soldati inviandoli più volte in spedizioni militari in zone di confine, durante i regni degli imperatori Jia Jing e Wan Li.
Nel 1553, 40 monaci comandati da Tian Zhen e Tian Chi "inflissero una tremenda sconfitta ai pirati giapponesi". Nel giugno dello stesso anno "i monaci Shaolin, le pattuglie dell'avanguardia comandate da Tian Yuan, sorrette dalla retroguardia comandata da Yue Kong, attaccarono i pirati giapponesi a Baishawan". Oltre 100 monaci guerrieri presero parte alla battaglia.
La forte presenza dei monaci di Shaolin nelle campagne militari segnò un punto di svolta nello sviluppo dello stile, che si evolse in un sistema integrato di natura fortemente combattiva. Nonostante la successiva soppressione ad opera della dinastia Qing, lo Shaolin è rimasto al primo posto nella cerchia delle scuole cinesi di arti marziali.
 
 
 2 ) - Shaolin Shi, il Monastero della Giovane Foresta, fu fondato nel 477 dopo Cristo come centro per i monaci indiani venuti ad aiutare gli studiosi cinesi a tradurre dal sanscrito i testi sacri del buddismo appena propagatosi nell'Impero di Mezzo. A Shaolin intorno al 500 arrivò un monaco indiano di nome Bodhidarma, meglio noto in Cina e in Giappone come Ta Mo o Daruma, fondatore della setta Chan (Zen in Giappone). Ta Mo arrivò a Shaolin nell'anno 520 dopo aver attraversato il Fiume Giallo - cosi vuole la leggenda - su una frasca di bambù. Per guadagnarsi dei meriti, Ta Mo andò ad abitare in una caverna isolata sulla vetta della montagna alle spalle di Shaolin e lì trascorse nove anni, seduto, immobile, in meditazione dinanzi ad una grande pietra, al punto che su di essa rimase impressa la sua figura. Tornato dal suo isolamento meditativo, Ta Mo vide che i monaci erano troppo deboli e malaticci per praticare la nuova tecnica "Chan", così, secondo la leggenda, ideò 14 movimenti che dovevano rinvigorire i corpi dei suoi discepoli. A quel tempo Shaolin era circondato da una grande foresta, e fu studiando i movimenti degli animali selvatici che i monaci dettero vita alla loro specialissima forma di ginnastica.I monaci osservarono come i vari animali combattono, come attaccano, come si difendono e di ciascuno cercarono di individuare il punto forte: lo strisciare del serpente, il saltare della scimmia, il balzare della tigre, il danzare della mantide. Siccome i monaci vivevano isolati ed erano spesso vittime di ladri e banditi, i loro esercizi si svilupparono presto in autodifesa, e Shaolin divenne un monastero dove le lunghe ore di immobile e silenziosa meditazione venivano intercalate da altrettanto lunghe ore di violenti e rumorosi esercizi in cui vecchi e giovani monaci si cimentavano, imitando i gesti degli animali. Disciplina rigida fu la prima regola del monastero, e presto i monaci, per le loro abilità, divennero famosi in tutto il paese.Alcuni contadini chiesero il loro aiuto per combattere banditi e despoti; imperatori si rivolsero a loro per restare sul trono. Il monastero ricevette onorificenze, doni, privilegi, e Shaolin crebbe in dimensioni, ricchezze e fama. All'apice della sua storia, Shao-lin ebbe duemila monaci, cinquecento dei quali lottatori.Il Kung Fu primario di Shao-Lin era basato sui movimenti di svariati animali, fra tutti però, la tigre, la gru, il leopardo, il serpente e il drago erano quelli che con il tempo formarono la fama e l'imbattibilità dei monaci.Il fatto che un solo allievo si specializzasse in uno di questi stili o "pugni", come venivano chiamati, comportava diversi problemi, poiché quando un praticante del "Pugno della Tigre" affrontava uno della gru il loro kung fu era spesso dimezzato della sua efficacia. Così si decise che tutti gli allievi a Shao-Lin  conoscessero i "Cinque Animali" come tecnica base, in tal modo l'allievo si allenava cinque anni in ogni stile. Il primo pugno che veniva appreso era la Tigre e questo dava all'allievo la forza e la ferocia che caratterizzava il Kung Fu Shao-Lin. La Gru, il secondo pugno, insegnava invece l'eleganza, l'equilibrio e l'elasticità necessarie al combattimento. La velocità, era data del "Pugno del Leopardo" e in questo modo il praticante era pronto fisicamente e tecnicamente ad affrontare ogni situazione. Una volta allenati nella parte fisica, l'esterno, essi dovevano cominciare ad allenare l'interno, così, il "Pugno del Serpente" li iniziava  alle tecniche morbide proprie di Shao-Lin. Questa tecnica dava la precisione millimetrica del colpo e dell'azione nel suo complesso. Una volta raggiunta la maestria negli animali di terra, l'allievo poteva tentare di raggiungere la perfezione attraverso la tecnica del "Pugno del Drago" che, non solo insegnava tecniche avanzate di "Chi Kung", ma anche sintetizzava ogni concetto, ogni tecnica al punto da far diventare superfluo il combattere. L'insieme dei cinque animali era famoso col nome di: "Pugno delle Cinque Stelle", o "pugno dei cinque animali" ed è questo lo stile ancora oggi praticato dai monaci guerrieri. E' per merito di questo Kung Fu che ancora oggi conosciamo stili che per alcune teorie e tecniche ricordano i cinque animali, come: L'Hung Gar, il Choy Lee Fut, ecc... ma essi non sono altro che modifiche del primario Kung Fu Shao-Lin.
 
 
 
  
 
 
 
 
I 5 ANIMALI DELLO SHAOLIN:
Si tratta di una delle tecniche più antiche. Ciascuna tecnica deve essere combinata e sincronizzata in una efficiente unità con le altre.

A) Lo stile del drago arreca beneficio allo spirito, la forza non deve essere usata. Il CHI è situai nell'ombelico ed i movimenti devono risultare fluidi e veloci. Si tengano le spalle equilibrate e cinque centri (il cuore, i due palmi e i due centri dei piedi)come se fossero uno solo. Detto atteggiamento rispecchia quello di un drago che galleggia nell'aria, potendosi muovere i qualsiasi direzione.

B) Lo stile della tigre corrisponde all'allenamento delle articolazioni. Si tengano le spalle e la vita il una posizione ben ferma, lasciate alzare e poi scendere velocemente (cadere) il vostro corpo come se il vostro Chi lo sostenesse, e mantenete gli occhi aperti. Questo movimento è riconducibile a quello di una tigre in collera che sbuca veloce dalla foresta.

C) Lo stile del leopardo determina lo sviluppo della forza. Sebbene il leopardo non sembri agile come la tigre, esso è capace di esprimere una forza maggiore. Questo animale predilige infatti i salti e dispone di una struttura muscolare migliore di quella della tigre. Chiudendo le dita di una mano a pugno, allenatevi abbassandovi ed alzandovi nella posizione bassa del cavaliere.

D) Lo stile del serpente corrisponde allo sviluppo del Chi. Inspirare ed espirare calmi ed in modo ritmico. Il Chi del serpente penetra in tutto il corpo, cosi che quando tocca qualcosa sembra come una spugna senza forza; in realtà può diventare improvvisamente pieno d'energia come il più forte degli uomini. Il vostro intero corpo dovrà muoversi in modo imprevedibile ed infinito, morbido ma anche forte, flessibile eppure saldo. L'indice ed il medio della mano potranno essere usati coma la lingua del serpente.

E) Lo stile della gru comporta l'allenamento dei nervi. Il nervo è radicato nei piedi ma lo spirito entra attraverso tutto il corpo. Le vostre spalle devono sempre essere rilassate, le mani ed i piedi in armonia, Dovete restare tranquilli ed avere la mente priva di pensieri. Per impadronirsi dei cinque stili e necessario un duro allenamento a molta perseveranza. Ma, quando li avrete assimilati, il vostro corpo risulterà resistente, i vostri arti solidi, gli occhi rapidi e precisi e disporrete di un grande coraggio. Sarete così ricompensati del vostro impegno, della vostra costanza e della vostra dedizione.  
                                                                            

                   

                                

 

 
GLI ELETTI CHE ENTRAVANO AL MONASTERO
I racconti dell'epoca dicono che non fosse affatto facile essere ammessi a studiare a Shaolm Szu, e che prima di essere ammesso, il novizio veniva sottoposto a prove e umiliazioni che avrebbero scoraggiato persino i più forti, tutto allo scopo di saggiarne la personalità.
Gli veniva poi rasato il capo, su cui un monaco anziano, durante un'apposita cerimonia, applicava delle bruciature per mezzo di una pasta vegetale scaldata da un bastoncino d'incenso.
Quello era il marchio che suggellava indelebilmente la scelta del monaco.
A quel tempo non era facile neppure uscire dal monastero, poiché le vie d'accesso a esso erano costellate di infide trappole mortali.
Il monaco Shaolin avrebbe potuto lasciare il tempio solo quando i maestri lo avessero giudicato pronto.
A quel punto, egli doveva superare un'ultima, terribile prova: le 36 camere.
Ognuna delle 36 camere celava insidie mortali, contro le quali il monaco avrebbe dovuto battersi per dimostrare il proprio valore e la propria preparazione.
Era questo un percorso tra le segrete del tempio, che il monaco doveva percorrere per giungere al portale che conduceva all'esterno.
Lì avrebbe trovato un pesante calderone di bronzo pieno di braci roventi, che recava sui suoi fianchi degli intarsi a forma di drago e di tigre; nell'afferrarlo per spostarlo dall'ingresso, i marchi dei 2 animali si sarebbero impressi a fuoco sui suoi avambracci, a suggellare per sempre l'appartenenza all'ordine.
Secondo una versione più realistica della storia, il monaco doveva affrontare 36 confratelli, ognuno dei quali avrebbe combattuto con modalità diverse a senza esclusione di colpi.

  

 

   

                   

LO SHAOLIN OGGI

Nel mondo occidentale viene insegnato lo stile dei Monaci Shaolin sottoforma di allenamento sportivo atto a migliorare noi stessi come essere e soprattutto prendere un po' più confidenza con le tecniche di autodifesa.
Il regolamento degli atleti:

Esistono 8 regole di comportamento per i praticanti Shaolin, e sono:
1 Rispettare il proprio maestro, non essere presuntuosi
2 Perseverare nella pratica, non abbandonare
3 Unire tutti gli stili, non rifiutare gli altri stili
4 Accogliere gli altri, non maltrattare i deboli
5 Purificarsi, non essere lussuriosi
6 Seguire la legge, non disturbare la società
7 Aiutare la giustizia, non essere egoisti
8 Trasmettere l'arte ai buoni
 
L'APPRENDIMENTO
II praticante deve conoscere i principi fondamentali dello stile ed armonizzare metodi morbidi e metodi duri. Il cominciare correttamente evita la eventualità di incorrere poi in complicazioni dannose.

1) Progresso graduale. Il principiante deve iniziare lentamente; se l'inizio è condotto vigorosamente si potranno subire lesioni dannose e assai dolorose agli organi interni ed esterni.
In effetti queste tecniche non hanno tavolta buona considerarne proprio perché molti risultano vittime del fatto di volere imparare troppo in pochissimo tempo, o, in altri casi , il danno deriva da esibizionistiche dimostrazioni della potenza dei muscoli. In definitiva, comunque, si tratta di incidenti dovuti alla mancanza di un buon istruttore.


2)La costanza è la chiave del successo . Molti sono interessati al combattimento e non pochi lo praticano con abilità, ma sono pochissimi quelli che riescono ad emergere sugli altri e a conseguire il successo. Ciò dipende essenzialmente dalla mancanza in molti di un requisito fondamentale: la perseveranza.
Se una persona persiste ad allenarsi quotidianamente, potrà ottenere qualche successo in tre anni, ma perché possa diventare un grande combattente ne occorreranno dieci. L'abilità è certamente apprezzabile , ma la costanza giova alla salute.

3)La moderazione è un dovere. Prima di iniziare gli allenamenti, il corpo di un uomo è debole; soltanto in seguito diventerà forte ed agile.

4) Dovrà essere tenuto un comportamento pacifico. Un combattente esperto non è bellicoso né egoista. Egli sarà calmo e quieto, con carattere quindi paziente e tranquillo.

5)Si deve essere ossequienti alle regole ed alle usanze. Le regole devono essere seguite anche al di fuori del luogo di pratica o del luogo dove si vive, cercando di influenzare positivamente anche gli altri con un simile atteggiamento.
 
               
 
 
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August 24

нσ υη кυηg ƒυ мσявι∂σ мα ρσтєηтє,¢σмє νєηтσ ¢нє ∂ινєηтα υяαgαησ

 

                                                      

  

 

La storia del Wing Chun comincia in Cina durante la dinastia Qing, con la distruzione del famoso monastero di Shaolin e la fuga di cinque monaci detti “i cinque antenati”.
Uno di questi monaci, o meglio una monaca, era Ng Mui, la quale si rifugiò nel monastero della “Gru Bianca” sui pendii delle montagne Daliang. Qui, al confine tra le provincie del Sichuan e dello Yunnan la leggenda vuole che Ng Mui assistesse a un combattimento tra una Gru e un Serpente. Ispirata dallo scontro combinò i movimenti di questi due animali con le tecniche del monastero di Shaolin da dove ella proveniva, creando così una nuova arte marziale, ancora senza nome.
La leggenda ci tramanda che la monaca Ng Mui prese come sua discepola una giovane ragazza di nome Yim Wing Chun, la quale era infastidita da uno scontroso bullo del suo villaggio che la voleva sposare con la forza. La monaca istruì la giovane ragazza alla sua nuova arte non ancora battezzata; costei per evitare di sposare il malintenzionato lo sfidò in un combattimento, e se avesse vinto lei si sarebbe potuta sottrarre al matrimonio contro volontà.
Yim Wing Chun vinse l’incontro guadagnandosi una stabile fama di abile combattente.
La giovane donna non insegnò lo stile tramandatole dalla monaca tranne che a suo marito, il mercante di sale Leung Bok Chao, il quale in onore della moglie chiamò quest’arte con il suo nome: Wing Chun Kuen, “La boxe di Wing Chun” (in cinese Yong Chun Quan).
Attraverso ormai quattro secoli di storia questa meravigliosa arte è giunta fino a noi grazie al lavoro di grandi maestri che l’hanno mantenuta viva nel tempo.
L’ultimo di questi grandi è stato Yip Man, che continuò a mantenere l’insegnamento dell’arte pressoché segreto insegnando a un piccolo gruppo di allievi nella regione di Fatshan. Nel tardo 1949, a causa della sconfitta dei nazionalisti per mano del Partito comunista di Mao Zedong, Yip Man perse le sue ricchezze e la sua casa e non ebbe altra scelta che quella di scappare per rifugiarsi nell’isola di Hong Kong, già sotto il dominio britannico, dove non avendo altra risorsa che la sua arte iniziò ad insegnare professionalmente.
Da quel momento in avanti decine e decine di allievi hanno studiato questo metodo direttamente sotto la sua guida, e grazie alla grande abilità di alcuni di questi il Wing Chun ha raggiunto fama mondiale ed è oggi diffuso ovunque nel mondo.
Prima di spegnersi nel 1972 il gran maestro Yip Man riuscì a vedere la sua scuola e la sua arte raggiungere onorevoli traguardi, che lo consacrarono come il più autorevole Maestro di Wing Chun del nostro secolo.
 
le aятi ∂єl ωιηg chυη
Il Wing Chun è forse la prima arte marziale che considera la meccanica del corpo dell’essere umano concentrando grande attenzione sullo studio delle linee di attacco e di difesa, e soprattutto sull’economia e simultaneità dei movimenti.
Essendo uno stile creato da una donna, non enfatizza l’uso della forza muscolare ma porta la sua attenzione su altri aspetti dell’individuo, quali precisione, velocità di pensiero ed azione, sensibilità, reattività ed efficacia dei movimenti, grande uso della strategia e dell’intenzione mentale.
La struttura dello stile è molto semplice: tre forme a mani nude, una forma con un apposito manichino di legno (caratteristico del sistema), due forme con le armi: una con il bastone lungo e una con due coltelli.
Ovviamente c’è poi tutto un lavoro con il compagno con il quale si studiano le applicazioni delle varie forme e ci si dedica al lavoro principale di sensibilità e sincronismo, il “Chi sau”.
La struttura così essenziale consente ai praticanti di dedicarsi a lungo allo studio e allo sviluppo dei principi fondamentali migliorandone la conoscenza e l’esecuzione.
Il “Chi Sau” è forse l’esercizio principale e caratteristico del sistema, che ha sempre dato a quest’arte un fascino particolare.
Mentre le forme “a solo” servono al praticante per sviluppare la conoscenza e la preparazione necessaria della propria struttura corporea, lo studio delle catene meccaniche, l’equilibrio, gli automatismi del movimento, il rafforzamento del corpo, lo studio dei principi del sistema, le strategie ecc., gli esercizi di “Chi Sau” (mani appiccicose) servono a sviluppare la sensibilità delle forze in movimento, ad abituare al lavoro con un antagonista che non coopera ma ci ostacola.
Questo esercizio è molto prezioso per il praticante perché lo addestra non solo all’applicazione delle tecniche di attacco, difesa e contrattacco, ma anche alla scelta del tempo, controllo della forza, controllo del respiro e delle emozioni. È in realtà molto più che un semplice addestramento delle abilità marziali, è un vero e proprio strumento per aumentare le percezioni sensoriali su tutto il corpo; il chi sao può essere infatti praticato introducendo l’uso delle gambe, delle proiezioni e delle leve articolari, obbligando la mente a interrompere il suo costante lavoro di osservazione logica per dare spazio alla reattività più istintiva, libera e creativa guidata dai principi appresi nelle forme.
È una sorta di istruzione del corpo a trovare un’intelligenza periferica che agisca indipendentemente dal pensiero ragionato della mente.
Grazie a queste particolari caratteristiche il Wing Chun è da considerarsi un’arte estremamente scientifica e utile alle esigenze dell’uomo moderno; esigenze che vanno ben oltre al bisogno di difendersi dalle aggressioni fisiche, aspetto per altro curato moltissimo dalla strategia dei movimenti del sistema rendendola un’efficacissima arte marziale.


 

   

 

ρяιη¢ιρι:
 
Se la strada è libera, avanza.
Avanziamo protetti attaccando immediatamente i punti vitali dell'avversario, seguendo la linea diretta verso l'asse centrale del suo corpo.
Se la strada non è libera, incollati all'avversario.
Se l'avversario copre i suoi organi vitali, manteniamo il contatto esercitando una pressione continua in direzione della linea centrale. Appena la strada torna libera continuiamo ad attaccarlo, senza lasciargli il tempo di retrocedere e organizzare una reazione.
Se l'avversario avanza, cedi.
Se l'avversario esercita una forza superiore alla nostra, cediamo in maniera controllata con le deformazioni riflesse del nostro corpo, cambiando automaticamente il nostro angolo e la nostra posizione.
Se l'avversario indietreggia, seguilo.
Rimanendo incollati con una costante pressione in avanti, sfruttiamo immediatamente ed automaticamente ogni piccolo spiraglio nella guardia dell'avversario, per tornare a colpire i suoi punti vitali.

Liberati della tua forza.
Dobbiamo rilassare completamente il nostro corpo per muoverci con fluidità e reagire in modo immediato e istintivo alle azioni del nostro aggressore.
Liberati della forza dell'avversario.

Quando il nostro aggressore tenta di usare la forza per avere la meglio, non ci opponiamo, bensì ci svuotiamo della sua energia per usarla successivamente contro di lui.
Restituisci all'avversario la sua forza.
Il nostro corpo rilassato assorbe la forza dell'avversario lasciandosi comprimere come una molla che, una volta rilasciata, restituisce tutta l'energia incamerata precedentemente.
Aggiungi la tua forza a quella dell'avversario.
Durante il nostro contrattacco usiamo, oltre all'energia incamerata dal contatto con l'aggressore, anche tutta quella da noi generata.
 
 
 
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Il nuovo sistema di combattimento non fu chiamato “Stile della gru” o “Stile della volpe”. Ng Mui quando consolidò il suo stile, prestò molta attenzione ad adattare le tecniche della gru e della volpe alle caratteristiche del corpo umano creando un sistema di tecniche applicabili, che calzassero perfettamente alle persone. Il sistema esistente di kung-fu di Siu Lam, era troppo complicato per Ng Mui che creò un nuovo sistema basato sulla semplicità e sulla versatilità. In altre parole, le dieci o più forme che erano insegnate nel tempio e che differivano di poco tra esse, offrivano un allenamento stereotipato.
Il sistema di Ng Mui si basa, dopo cambiamenti e trasformazioni, in tre forme ed una serie di movimenti con l’uomo di legno, con propositi puramente pratici. Inoltre le forme Siu Lam consistono in un grande numero di movimenti con nomi alquanto altisonanti, particolari e mistici, ma altrettanto impraticabili. Il sistema di Ng Mui non ha propositi dimostrativi o spettacolari, ma in accordo con la sua semplicità e praticità, dà il nome alle tecniche con lo stesso proposito per il quale sono state create. Un’altra diversità è che, nel metodo di Siu Lam si enfatizza l’uso della forza ed il suo allenamento, mentre nel nuovo sistema creato, si privilegia la capacità tecnica piuttosto che la forza. Sebbene nel combattimento si adotti l’uso della forza, con questo nuovo metodo si usa un metodo basato sull’abilità e destrezza. Per questa ragione gli allievi di questo tipo di combattimento, usano tecniche di braccia flessibili, passi liberi e veloci e posizioni più alte rispetto all’altro metodo.
Nucleo del Wing Tsun e sua peculiarità è il Chi Sao, letteralmente "mani appiccicose", esercizio da eseguire in coppia in cui viene affinata, tramite il contatto tra le braccia dei partner, la percezione tattile dell’azione dell’avversario: attacchi e difese, azioni e reazioni, sono studiati analizzando la pressione esercitata dall’avversario sulle zone di contatto; le reazioni durante il combattimento divengono rapide ed elastiche, in misura maggiore di quanto lo sarebbero in relazione ad uno stimolo di tipo puramente visivo.
Non esistono parate o bloccaggi, ogni tecnica è simultaneamente attacco, difesa e controllo ed è la conseguenza della tecnica dell'avversrio. Le tecniche non sono numerose: l’idea è di sviluppare reazioni il più possibile universali ai diversi tipi di attacchi, da ciò il detto secondo cui nel Wing Chun ogni tecnica non è altro che la deformazione di un pugno ed è unicamente uno strumento, valido nella misura in cui lo sono i principi che in essa vengono fatti vivere.

Esiste una guardia neutra (di attesa) chiamata anche IRAS (dall'inglese Internal Rotated Adduction Stance) con piedi girati a 45 gradi verso l'interno del proprio asse centrale e ginocchia che si comportano alla stessa maniera dei piedi, esercitando contemporaneamente tensione verso l'interno (ginocchia che tentano di "baciarsi") e una leggera pressione in avanti (occipite, schiena e talloni formano un'unica linea verticale); v'è inoltre una guardia avanzata (di attacco) che prevede lo spostamento, su linea centrale, di una gamba completamente libera da peso a cercare la gamba avanzata dell'avversario per controllarne il movimento, mentre l'altra gamba sostiene tutto il peso del corpo (gamba d'appoggio) mantenedo l'allineamento descritto nell'IRAS; le gambe così disposte continuano a dare tensione verso l'interno in modo che le ginocchia si cerchino e così facendo, difendano la linea centrale ed i punti sensibili ad essa connessi. Entrambi i casi prevedono le braccia posizionate a formare un cuneo, rivolto verso l’asse centrale dell’avversario. L’azione, partendo dai piedi e sviluppandosi attraverso moti sinergici dei segmenti del corpo, si esplica attraverso i gomiti, da cui l’appellativo stile dai gomiti inamovibili. I movimenti sono stretti e lineari, ogni parte del corpo può essere usata per colpire. Per scelta strategica i colpi di piede non sono generalmente portati al disopra della cintura dell’avversario.
 
 
 
  
 

 
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Nel Wing Tsun è presente un sistema familiare tramandato dal Confucianesimo che suddivide in ordine gerarchico i praticanti. Questo "rapporto di parentela" come nelle vere famiglie, rimane invariato nel tempo, vale a dire che se un giorno ad esempio un Si-hing verrà nominato Sifu, egli sarà chiamato Sifu dai suoi nuovi allievi ma resterà invece Si-hing per gli altri. L'osservanza di questo sistema familiare non deve intendersi come una pura formalità bensi' come un impegno nel cercare dei rapporti profondi di rispetto e solidarietà all'interno di ogni scuola di Wing Tsun.

  • SI JO:
    Avo (maestro)
  • SI GUNG:
    Nonno (maestro) femminile: SI TAI
  • SIFU:
    Padre (maestro)
  • SI HING:
    Fratello maggiore (istruttore) femminile: SI JE
  • TO DAI:
    Figlio (allievo)
  • SI DAI:
    Fratello minore (allievo)
  • SI MUI:
    Sorella minore (allieva)
  • TO SUEN:
    Nipote (allievo)


Dal "Sifu" gli allievi vengono chiamati "To-Dai" (figli), mentre per il loro "Si-Hing" essi sono "Si-Dai" (fratelli minori) e infine rispetto al "Si-Gung" essi sono "To-Suen" (nipoti).


 

 
                                  
 
 
 
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• Il WT non è basato sulla forza fisica o sull'abilità acrobatica e , anzi , permette alle persone più deboli di difendere se stesse.

• Il WT insegna come usare la forza dell'avversario per usarla contro di lui.

• I movimenti di autodifesa del WT derivano dai riflessi tattili che sono meccanicamente e direttamente determinati dall'attacco dell'avversario. In questo senso il WT non è suscettibile di "finte" volte a fare cadere in errore il praticante.

• Il WT può essere imparato in tempi brevi ai fini della difesa personale ed approfondito nel tempo nei suoi aspetti di vera arte marziale tradizionale cinese.

• Il WT incontra le esigenze di chi cerca di rispondere alla forza con una forza appropriata ed è per questo particolarmente adatto per i corpi di polizia e di sicurezza.

• Il WT è un sistema completo di arti marziali. La sua efficacia non risiede in evoluzioni stilistiche o in trucchi per creduloni , ma nella totalità rivoluzionaria dei sui semplici concetti. L'immediatezza , il limitato numero di movimenti usati , ecc., fanno del WT il più veloce sistema di arti marziali mai provato dall'uomo. "Meno è migliore"

In una reale situazione di auto difesa le "regole di buone maniere" (che potrebbero alterare l'esito dell'incontro) non esistono! Per questo motivo è essenziale essere pronti ad un combattimento totale, a tutti i livelli, ed è per questo che è necessario essere a conoscenza delle varie fasi del combattimento.

  1. Fase Combattimento con i piedi.
  2. Fase Combattimento con le mani.
  3. Fase Combattimento con gomiti e ginocchia.
  4. Fase Combattimento con prese, leve, immobilizzazioni , controlli ecc..
  5. Fase Combattimento al suolo.
In ognuna delle situazioni sopra elencate i principi del WT possono essere applicati con successo, ed è per questo che molti praticanti di svariate arti marziali, una volta visto il WT, iniziano a praticarlo. "Il WT inizia dove molte altre arti marziali si fermano: il combattimento a corta distanza senza esclusione di colpi!"
 
 
 
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Numero dei movimenti

Il WT è convinto che un uomo può affrontare un combattimento anche con pochi movimenti a disposizione nel suo bagaglio tecnico. La migliore autodifesa è quella che annulla la maggior parte degli attacchi reali con il minor numero possibile di movimenti. Movimenti che vengono eseguiti simultaneamente: Si possono eseguire fino a 3 schemi di movimento contemporaneamente.
 
 
 
 
                                                                
 
 


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Lungo la via della "forza" , ci sono quattro principi nel WT:

  1. Liberati della tua forza
  2. Liberati della forza dell'avversario
  3. Usa la forza dell'avversario contro lui stesso
  4. Aggiungi la tua forza a quella dell'avversario

Attraverso allenamenti intensi, gli studenti di WT imparano a prendere in prestito l 'energia di attacco tramite una sorta di controllata e deliberata "cedevolezza". Le parti del corpo attaccate si caricano così della forza dell'attacco stesso e rilasciano quest'energia direttamente contro chi per primo l'ha scagliata.
 
 
 
             

 
 
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Una volta che un praticante WT ha messo a segno un colpo, non si accontenta di questo traguardo ma lascia seguire al primo pugno una serie di altri. Questa è una delle armi più efficaci di un combattente, al punto che neppure gli stili tradizionali di arti marziali conoscono metodi efficaci di difesa contro i pugni a catena. La velocità ed il numero di colpi portati all'avversario lo riducono ad una difesa senza speranza.
Sono pugni di tipo verticale, ossia con dorso della mano parallelo all’asse del corpo, portati in rapida successione, frustati e frenetici. Il numero minimo di pugni a catena è tre, successivi ai quali, è possibile aggiungerne in numero illimitato (circostanze permettendo), ma sempre in numero dispari; la loro funzione è quella di scioccare l'avversario, non appena quest'ultimo resti, attivamente o passivamente, privo della guardia.



L'economia del WT si manifesta in tutti i suoi movimenti ed in tutti i suoi principi ed è un'arma talmente efficace e "facile" da un punto di vista fisico da renderla particolarmente adatta alle donne. La semplicità con cui si raggiungono gli obiettivi sono oggetto di stupore per molti esperti di altre arti marziali.
 
 

 

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Il termine Chi Sao (letteralmente: mani appiccicose), si riferisce a uno degli esercizi più importanti nella pratica dello stile e consente di sviluppare una reattività tattile immediata ed istintiva in risposta all'azione dell'avversario
La peculiarità del Wing chun si fonda sulla semplicità dei suoi principi, uno dei quali statuisce di non concedere mai spazio all'avversario, il che si traduce in pratica nel cercare sempre il contatto con lui: tenendo gli arti dell'avversario a contatto con i propri, è possibile percepirne forza e direzione del movimento, e di conseguenza applicare gli altri principi e contrattaccare immediatamente. A sviluppare la necessaria sensibilità serve proprio l'esercizio del Chi Sao, che praticato con continuità e dedizione permette di rendere i movimenti di risposta un processo non ragionato e, di conseguenza, molto più veloce.
Si svolge solo in due e, come da una parte si costruisce una certa familiarità col compagno abituale (cosa che ci aiuta all'inizio a familiarizzare con i movimenti in sé e per sé), in seguito è importante esercitarsi con il maggior numero di praticanti possibile, per ampliare il nostro bagaglio di "sensibilità".
Inizialmente si esegue con una mano sola (dan chi sao), alternata (mentre io uso la sinistra, il compagno userà la destra, e viceversa) eseguendo alcune delle tecniche fondamentali in relazione a quelle portate dall'altro.
Esercitate a sufficienza le mani singole si passerà al chi sao vero e proprio a due mani, che prevede alcune sequenze di esercizi prestabilite (i cosiddetti cicli) e la tipologia libera. Partendo da alcune delle tecniche che si sono apprese nella pratica a mano singola si inizia a studiare con il "poon sao", l'esecuzione delle tecniche fondamentali del Chi Sao con ambedue le mani. Nel Chi Sao flessibilità e sensibilità sono indispensabili sia per acquisire i principi di questa pratica sia per l'efficia delle tecniche. Nel Wing Chun si vuole essere come l'acqua, mentre si cede da una parte si entra da un'altra, cercando continuamente una fenditura scoperta da "riempire".
E' bene specificare che il Chi Sao non è combattimento. Esso è un esercizio. Le tecniche del Chi Sao saranno poi utili nello scontro reale ma comunque anche quando effettuato liberamente il Chi Sao non vuole essere uno scontro reale e totale. Esso ha un puro scopo esercitativo, talvolta didattico o comunque di abilità limitata al Chi Sao stesso e ai princìpi ad esso relativi.

 

 

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Wong Shun Leung, nacque nel 1935. Considerato da molti come un combattente ed un istruttore di abilità e tecnica ineguagliabili, Sifu Wong era famoso per essersi guadagnato il titolo di "Gong Sau Wong" (Re del parlare con le mani) dopo essere sopravvissuto ad innumerevoli "beimo," o "confronti di abilità" negli anni 50 e 60, uscendone ogni volta come campione invitto ed indiscusso. "Beimo" è un nome gentile per indicare i combattimenti da strada, che avvengono sui tetti, sulle terrazze, nei vicoli bui, dietro porte chiuse, nei cortili e ovunque capitasse; non erano tornei di lotta all'occidentale, con regole, protezioni, limiti di tempo, bensì combattimenti totali tra i rappresentanti delle varie scuole di combattenti in Hong Kong, dove spesso si contavano feriti gravi e dove non c'era assolutamente spazio per le "magie marziali". Il "beimo" è una radicata tradizione nelle arti marziali cinesi e, storicamente, ha contribuito a distinguere i veri marzialisti dagli attaccabrighe di strada. Nella Hong Kong degli anni '50 e '60 quando si parlava di "beimo" il primo nome citato era quello di Wong Shun Leung, studente di Yip Man, istruttore di Bruce Lee, famoso come "Gong Sau Wong" perché, si diceva, lasciando "parlare" le sue mani era capace di vincere la maggioranza dei Beimo con solo tre pugni. E' documentato che Wong, durante i suoi quarant'anni e più di pratica Wing Chun, sostenne innumerevoli "beimo" con dozzine di cinesi praticanti altri sistemi di lotta, e la maggior parte dei testimoni dichiara che sifu Wong non perse mai alcuno di questi combattimenti. Nonostante la sua "terribile" reputazione come combattente, Wong non era un uomo violento, anche se gli piaceva dimostrare la propria abilità e l'efficacia dell'arte di Yip Man. "Non ho imparato il Wing Chun per andare a combattere. Il Kung-fu dovrebbe essere usato come un modo per proteggersi in circostanze in cui si viene fisicamente minacciati" - disse in un'intervista rilasciata in Australia alcuni anni fa - "dopo aver imparato il Wing Chun da Yip Man, ho avuto spesso l'opportunità di metterlo alla pova. Confrontandomi praticamente con altre discipline, ho potuto scoprire i limiti della mia tecnica e i modi per migliorarmi". Fu durante questo periodo di sperimentazione che Wong Sheung Leung introdusse Bruce Lee all'esperienza del "beimo". Da queste esperienze e attraverso molte discussioni con il suo insegnante, il grandmaster Yip Man, sifu Wong sviluppò la sua abilità ad un incredibile livello e, nel far questo, portò il sistema Wing Chun all'attenzione della comunità di arti marziali di Hong Kong. Gli si attribuisce persino il merito di aver modernizzato il metodo di insegnamento del sistema, al punto di essere riuscito a convincere lo stesso Yip Man a ripensare alcuni concetti e tecniche in modo critico e costruttivo. In poche parole, Wong Shun Leung contribuì a rivoluzionare l'insegnamento di quello che era già un'ottima forma di combattimento, portandolo a livelli ancora più alti di efficienza.

 

 

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 ρυηzσηє кσяαт,ѕριяιтσ lυвυяєє,ρσѕιzισηє ¢нαуια

 

                                                   

 
Radici salde. Coda di coccodrillo. Fronte dell'elefante. Anello di Hanuman. Cavallo impennato. L'orco di Ong-kot impugna la spada. Caduta di Hera. Soldato in Marcia. Elefante infuriato. Spezzare la proboscide. Difesa del pesce. Cervo alla carica. Ascia di Ramasoon. Onda impetuosa. Pesce all'attaco. Orco soldato. Collo d'elefante. Serpente in agguato. Terremoto. Donna curiosa. Giavellotto. Spada rotta. Forte scudo. Branchie del pesce.
[Ting Mentre si allena ripete ad alta voce i nomi delle mosse del Muay Thay]
 
Nella Muay Thai nessuna parte del corpo rimane inattiva, la forza fisica come pure la forza di volontà e l'intelligenza sono tra le qualità necessarie che ogni pugile deve possedere. Tutti i pugili devono essere agili nella lotta singola, e senza l'uso delle armi devono essere capaci di combattere con ferocia.
 
"'Chi non è sereno dentro non può esplodere fuori. L’efficacia nel combattimento si raggiunge solo se si riesce a scalfire la crosta, ad andare nel profondo della disciplina. E senza il rispetto dell’Etica del Guerriero si rimane alla superficie".
 
I sovrani hanno sempre avuto una grande parte nello sviluppo della Muay Thai, che per questo è detta "l'arte dei Re". Il più famoso dei Re combattenti fu Phra Buddha Chao Sua, detto il Re Tigre per la sua forza e ferocia. Egli amava il combattimento al tal punto di viaggiare in incognito attraverso il suo regno per sfidare i campioni locali che regolarmente sconfiggeva. Fondò personalmente diversi Kai Muay ( campi di allenamento in tutta la nazione ).

 

Ricostruire la storia della Muay Thai prima del ventesimo secolo è indubbiamente impresa difficile e non facilmente documentabile. A causa della quasi totale mancanza di testi scritti ed alla tradizione orale spesso contaminata da leggende e storie non sempre attendibili e verificabili, la Muay Thai si è lasciata alle spalle una storia affascinante quanto incerta e misteriosa. Cerchiamo brevemente di ripercorrere attraverso le varie fasi storiche del Regno del Siam, l‘attuale Thailandia, lo sviluppo di questa complessa Arte Marziale diventata negli ultimi decenni uno sport da combattimento che dopo aver varcato i confini nazionali si è rapidamente diffusa in tutte le parti del mondo guadagnando consensi prima tra gli esperti di Arti Marziali e poi abbracciando un pubblico sempre più vasto assumendo un ruolo di primo piano nel mondo delle Discipline Marziali. Per facilitare la comprensione, bisogna distinguere le due versioni della Muay Thai. Quella moderna chiamata Muay Thai praticata dal 1920 in poi e regolamentata con l‘introduzione di guanti di protezione ed altre componenti della Boxe Occidentale e la versione originale antecedente chiamata Muay che a seconda del contesto e delle necessità prendeva il nome di Muay Kaad Chiek, Muay Luang, Muay Boran, etc..  
E' nata come una validissimo sistema di combattimento che utilizzava varie parti del corpo con o senza l’ausilio di armi come spade, lance, etc.. Veniva usata sia dai soldati sui campi di battaglia durante le numerose guerre che scoppiavano frequentemente nella regione dell’antico Siam che dalle popolazioni per proteggere le proprie comunità e territori. Specialmente i soldati combattendo con altri eserciti avevano la possibilità di osservare e apprendere nuove tecniche che poi facevano proprie. Ancora oggi seguendo le tradizioni storiche, vengono organizzati tornei nelle regioni di confine tra fighters thailandesi e fighters Cambogiani, laotiani o birmani. 
Cercando un punto storico d’origine, come per tutte le Arti Marziali, anche per la Muay Thai, la leggenda ci porterebbe al Tempio cinese di Shaolin. Da qui per opera dei monaci buddisti le varie Arti Marziali si sarebbero diffuse nelle varie regioni dell’Asia.
Seguendo un percorso storico, si ritiene che le prime tracce di Muay siano dovute ai missionari buddisti indiani che durante la prima fase dell’era Pre-Sukhothai (200AC-1238) furono inviati nella regione chiamata Suvarnabhumi che si estendeva, seguendo la terminologia attuale, dal Myanmar (Birmania) meridionale attraverso la Thailandia centrale fino alla  Cambogia orientale. Contemporaneamente iniziò anche una lenta migrazione delle popolazioni che abitavano l’attuale Cina meridionale verso la penisola indocinese con conseguente contaminazione degli eserciti locali e diffusione della Muay nelle terre che oggi identifichiamo con il nome di Thailandia.
Importante per lo sviluppo della Muay è senza dubbio l’era Sukhothai (1238-1377), dove questa città diventa la capitale del Siam contemporaneamente al declino del grande Impero Khmer assumendo grande importanza anche come centro religioso. La Muay diventa fondamentale nella preparazione dei soldati in tempo di guerra ed altrettanto importante come sistema di autodifesa ed allenamento in tempo di pace.
Nell’era successiva (Ayutthaya 1350-1767), quando Ayutthaya diventa capitale nonché città estremamente prosperosa, la Muay ha la sua crescita definitiva diventando fondamentale nelle estenuanti guerre contro gli eserciti birmani. Assume un peso fondamentale anche come elemento di elevazione sociale. Diventa sport elitario praticato anche e soprattutto intorno alla corte della famiglia reale.
Vengono introdotti nella pratica i Kaad Chiek, protezioni per avambracci e mani fatte di corda. Nelle 3 successive fasi storiche Era Thonbury (1767-1782), 1° e 2° periodo Rattanakosin (1782-1868 e 1868-1925, la capitale del regno viene trasferita sulle rive del fiume Chao Phraya chiamandosi prima Krung Rattanakosin, più tardi Krung thep Mahanakorn ed infine Bangkok. Durante queste fasi storiche la Muay vive la sua consacrazione e nascono le prime arene permanenti.
Dal 1925 in poi viene considerata la fase moderna dove la Muay diventa uno sport amatoriale e/o professionistico a tutti gli effetti, vengono costruite le moderne arene che conosciamo attualmente (Ratchadamnoen stadium, Lumpini stadium, etc..), vengono introdotti nella pratica agonistica alcuni elementi di protezione simili alla Boxe occidentale (Guanti) e standardizzato il regolamento. A partire dagli anni 70 la Muay viene conosciuta e si comincia a diffondere a livello internazionale anche in Europa ed in tutto il mondo occidentale.
 

 

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  Bansean BathaLoobPak Hakkoraiyala HakKorErawan HakNguangAiyaraHanumanBagKhaeng Hanumanhakdan Hanumankhamlongka Hanumanthawaiwean HongpeekhakIgacheakrang Kwadtoranee Kwangliew_Tamtea Kwangsabadnah MonYanLak_RabMadNakabidhang1 NakaPonfaiKan Nangmonthotak Naraikhamsamud Ngoolaitook Nukkhum Paksawaegrang1 Pasee2 Pidpok Plangsattroo Pligpandin Praramadean Praramanao Praramateetab Radnguang Ramasoon Rueseehern SakPuangMalai_Nai Silathob TalobKhuen ViroonHokGlab 

   

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Poco più di settanta kg di peso, atteggiamento mite, modi gentili. Un ragazzo come tanti. Attenzione a non provocare, però, perché è in grado con pochi e precisi movimenti del corpo, di spezzare gli arti a un ipotetico e incauto aggressore in cerca di guai. Atleta tenace, vero sportivo ed entusiasta maestro, il Leccese Fabio Siciliani, ha scelto tuttavia il ring per dimostrare la sua forza e quello che sa fare; e lo ha dimostrato conquistando il titolo intercontinentale di Muay Thai, battendo a Bologna (nel novembre 2006) il portoghese Arnaldo Silva. Una storia difficile quella di Siciliani, classe 1981, che all’età di 18 anni è stato messo duramente alla prova dalla vita, quando il destino gli ha portato via il papà. “Ero un ragazzo allo sbando – ammette – non avevo voglia di far nulla. Stavo per strada e ho rischiato di perdermi nelle droghe. Poi l’arte marziale mi ha cambiato la vita, mi ha dato delle direttive e mi ha indirizzato sulla strada giusta”. Il Muay Thai, quindi, è diventato per Fabio Siciliani qualcosa di più di un semplice sport; è stato probabilmente quella ragione di vita che ti spinge a lavorare su te stesso, sul corpo e sulla mente allo stesso tempo, in cerca dell’equilibrio interiore che ognuno di noi insegue, spesso per tutta la vita. Ecco il significato di “Oltrecorpo”, la palestra fondata a Lecce da Fabio Siciliani, un centro culturale in cui non si apprendono solo le tecniche di combattimento, bensì è possibile anche iniziare un percorso che, solo se è seguito fino in fondo, porta alla vera dimensione spirituale della disciplina importata dalla Thailandia. “A differenza di altre arti marziali che sono prima di tutto filosofiche e poi si passa alla pratica, nella Muay Thai c’è prima molta pratica e poi, se sei degno, se sei bravo e vai fino in fondo, ti regala il suo aspetto spirituale. Per fare un esempio, io non inizio l’insegnamento spiegando perché un particolare calcio significa la tigre che attraversa il ruscello. Sono cose che, se le racconti ai ragazzi della nostra terra, suscitano ilarità, magari ti ridono dietro. Prima li faccio allenare tanto, e questo sacrificio già li aiuta, poi sono loro che pian piano cambiano. In palestra non ho gente con gli occhi iniettati di sangue; ho gente semplice che ha voglia di capire e che capisce non tanto attraverso le parole, ma attraverso il corpo e il metalinguaggio. Questo, nonostante le differenze abissali, accade anche in Thailandia.
Certamente lo scenario italiano è completamente diverso da quello della terra d’origine del Muay Boran (combattimento antico) che da oltre sette secoli fa parte della cultura tailandese, una disciplina che affonda le sue radici nella mitologia indiana e che è nata per trasformare uomini in guerrieri da impiegare nell’eterna lotta contro il vicino birmano. Una tecnica di combattimento che si avvaleva, in origine, dell’uso delle armi (Krabi Krabon), ma che permetteva al guerriero di usare il proprio corpo come arma nel caso in cui l’arma vera e propria fosse andata perduta durante il combattimento. Non parliamo dunque ancora di uno sport, ma di una disciplina a disposizione dell’esercito volta all’annientamento del nemico. Allo stesso tempo, però, il Muay Boran è anche spiritualità e cultura, controllo del proprio io, storia. Una storia che cambia radicalmente negli anni ’30 e ’40 del ‘900 perché, come spiega Siciliani, nasce un business intorno ai combattimenti. Gli europei scommettono (pratica peraltro legale in Thailandia) e i combattimenti sono feroci, cruenti, spesso mortali in alcune zone del Paese. La ferocia non è solo racchiusa in quei colpi che spaccano le ossa, ma è anche e soprattutto una ferocia sociale in un terzo mondo che lascia poche opportunità ai ragazzini e alle ragazzine delle campagne; i soldi facili si fanno in due modi diversi: il combattimento o la prostituzione. Entrambe le vie passano attraverso il corpo e la sua mercificazione.
Ma il Muay Thai (combattimento tailandese) è oggi soprattutto uno sport che ha proprio a Lecce uno dei massimi rappresentanti, un ragazzo che si sta preparando a conquistare il titolo mondiale e che allo stesso tempo sta formando un nutrito gruppo di allievi tra i quali Gianluca Siciliani, Stefano Frontini, Daniele Di Bari e Danilo Pinto che hanno ottenuto importanti vittorie in diverse competizioni nazionali della categoria dilettanti.
Sebbene lo sport, come è facile immaginare, segua delle regole e dei principi di natura etica ben differenti dal combattimento antico e da quello praticato ancora oggi in alcune zone della Thailandia, le origini del Muay Boran sono sempre presenti, così come l’istinto violento che è insito in ogni essere umano. La violenza, secondo il parere di chi scrive, esercita sempre un discreto fascino, tanto più forte quanto più è giovane e arrabbiato l’uomo che lo subisce. Nessuna confusione, però, può essere generata sul Muay Thai, che non è uno sport per violenti, né ha lo scopo di risvegliare il lato violento che è in ciascuno di noi. Al contrario esso insegna l’autocontrollo.
“L’arte marziale – spiega Fabio Siciliani – distoglie il ragazzo da futili idee di violenza. Per strada scoppiano delle risse per i motivi più banali e questo accade secondo me perché non si ha il controllo delle proprie paure e non si conoscono i propri limiti. La violenza individuale, è strettamente legata alle nostre paure. Io dico sempre ai miei ragazzi di difendersi solo quando hanno realmente paura e cerco di insegnare loro un principio fondamentale: quello dell’autocontrollo. Un altro discorso vale per la violenza collettiva che si manifesta ad esempio fuori dagli stadi, e che io definisco come un falò di menti leggere. Quei terroristi della domenica, che si nascondono nel gruppo, sono in realtà dei vigliacchi che non hanno argomentazioni né giustificazioni per quello che fanno”.
Chiarito che il Muay Thai non è stupida esaltazione della violenza, si sottolinea che decidere di dedicarsi a questa disciplina non è, comunque, come giocare a golf o a biliardo (sebbene anche nelle sale da biliardo possano volare i cazzotti) ed è per questo che per intraprendere un cammino simile a quello di Fabio Siciliani è necessaria una forte motivazione interiore, una passione vera e probabilmente anche una rabbia che ti brucia dentro e che, in un modo o nell’altro, attende di essere liberata.
 

   

                                   

 

June 27

Quei piccoli pugili mandati al massacro

 

                   

                                            “Da quando sono nato, ho combattuto solo per sopravvivere” 

 

Bangkok - In periferia s'organizzano incontri clandestini notturni di pugilato, solo che i pugili sono bambini, talora minori di cinque anni. Sull'improvvisato quadrato, campano e fanno campare le famiglie, vittime della passione nazionale e del traffico d'adulti spietati. Paiono automi lividi, coi guantoni più grossi delle teste: picchiano, incassano, vacillano, ma si riprendono, brandendo i pugni.
In questo magazzino sperduto di Bangkok, i combattimenti si susseguono fino all'alba, al ritmo d'una musica ossessiva, fra effluvi di canfora e mentolo. Uno di loro, Ole - nome d'un dolce locale - ha compiuto otto anni e fatto quaranta incontri. Affronta un bambino in calzoncini rossi dal volto chiuso come il suo. Il guantone lo raggiunge all'occhio, Ole replica con una raffica di ginocchiate. Ganci, calci circolari, fino al gong finale. Intorno gli scommettitori applaudono, maledicono, urlano, decidendo destini infantili.
Ora tocca a Cartoon, nove anni. Sul bordo del quadrato, la madre urla: «Picchia, figliolo, picchia a morte!». «Mi piace quando si batte», mi confida. Non ha paura? Si stupisce: «Ma non si fa male». Dopo una serie di colpi, Diamante nero, antagonista di Cartoon, è suonato. L'arbitro sospende l'incontro, ma l'allenatore contesta: «È ancora in piedi, può battersi», dice del proprio pupillo. Dopo vari conciliaboli e un compenso di cinquecento bat (undici euro) per il vincente, i bambini tornano sul quadrato. «Dai - sbraita l'allenatore di Diamante nero - attacca». Si ricomincia per quindici minuti. Sfiniti, i bambini vacillano.
Gli allibratori esultano. Vince Cartoon. Gli infilano settecento bat (sedici euro) in bocca. Sugli scalini, la moglie dell'organizzatore, madrina per l'occasione, ha aperto il portafogli. Dal 1999, gli incontri di boxe thailandese sono vietati ai minori di quindici anni. Ma la passione è tale che i minipugili s'affrontano nella clandestinità. I mecenati di queste serate nei bassifondi di Bangkok sono sottufficiali di polizia o speculatori. Stanotte è un politico locale che paga, per rendersi popolare. Il circuito professionale clandestino della boxe thailandese è organizzato. E tifosi, scommettitori e allibratori si ritrovano negli angoli più inverosimili della capitale. La Thailandia pullula di giovanissimi pugili, galletti da combattimento: «I bambini sono innocenti. Hanno il cuore puro, non truccano gli incontri», spiega Yongyudh Thongtap, ex pugile. «Quando boxano, i piccoli divertono più dei grandi», rincara un tizio magro e occhialuto. «Non perdono tempo a studiarsi: pestano e basta». Si frega le mani: «Scommesse forti stasera...».
«Gli incontri possono rendere più di quelli degli adulti». L'allibratore s'è specializzato, vive solo di scommesse sugli incontri di bambini. Nelle tasche, rotoli di banconote da mille bat (ventidue euro). Attorno allo squallido quadrato, il senso d'illegalità è relativo: «Adoro scommettere, è il mio lavoro. Non obbligo nessuno a battersi, non c'è nulla di reprensibile».
Cinque e mezza del mattino. È ancora buio. Quindici bambini corrono in silenzio. Nel piccolo circolo pugilistico di Lamlukka, a nord-est della capitale, percorrono quindici chilometri ogni giorno prima di passare dieci ore su un quadrato delimitato da lamiere ondulate. Nei soggorghi di Bangkok, dove l'obbligo scolare è relativo, ci sono centinaia di queste «palestre». «Difenditi o i cani ti sbraneranno», urla Jek, allenatore di Macaco, quattro anni, che stenta. «È l'asilo della muay thai - ironizza Sombun Kenchai, organizzatore col rubino al dito dei corsi di questi automi delle percosse, che - dice - «ama come figli». Quando non telefona per trovare loro nuovi incontri, li sgrida: «Picchiate forte, non si dorme qui!». Il naso sanguina? «È la natura». Un ematoma sulla guancia? «Non fa male».
Questi ragazzini vivaci e magri inanellano centinaia di flessioni e di esercizi per addominali. «L'allenamento è duro, ma mi piace», dice Top, otto anni, star del circolo, anche se Jek gli ha appena dato duecento pugni in pancia. Intanto Ole ha male alla tibia e una guancia blu; piange, ma insiste. I commenti dell'allenatore non sono teneri: «Stasera è fiacco». Dietro, Macaco salta la corda. Conosce già tutti i colpi pericolosi celati sotto nomi come «il gigante solleva la ragazza», «il re Rama tende l'arco», «il pigolio dell'uccello fuori dal nido». piccoli pugili si sentono eredi di Naresuan il Grande, re del Siam dal 1590 al 1605, che respinse l'invasione birmana con quest'arte marziale. Qui la boxe è indissociable dall'identità nazionale: ci sono settantamila pugili professionisti e seimila centri d'allenamento. «Ai bambini la boxe offre un avvenire», dice Yongyudh, ex pugile. Spesso son loro a sfamare le famiglie, che dividono gli incassi con gli organizzatori. 
 Perciò sognano la gloria sfogliando Muay Siam, rivista di pugilato, e si raccontano i destini di Kaosai Galaxy o di Somluck, due campioni thailandesi. Ma «la loro carriera non supera i ventiquattro anni, col corpo e il cervello rovinati», dicono al Centro di protezione dei diritti dell'infanzia. In attesa sul karaoke dell'organizzatore, questi bambini tolti ai genitori cantano: «Ho lasciato tutto/L'amore è fuggito dalla mia vita/Grazie di darmi speranza/La speranza di rivederti un giorno».
 
Questo è un altro scempio perpetrato su bambini da gente inqualificabile, pronta a rubare la spensierata gioventà di piccoli uomini del domani che saranno segnati fisicamente e moralmente per sempre, da queste atrocità inutili, buone solo a soddisfare la voglia di spettacoli violenti e proibiti in modo immorale:cosa conta la salute di un bambino di fronta al  "godimento" voyeristico di chi apprezza certi spettacoli e di fronte ai soldi che certi magnaccia , familiari inclusi, incassano?Oltretutto si paga tanto poco e oltretutto ci sono tanti familiari che sono contenti di quanto subiscono i loro bambini!
 
 
 
June 03

ιl мση∂σ ηση è υησ ѕρєттα¢σlσ мα υη ¢αмρσ ∂ι вαттαglια

 
     
 
          
 
 

Contro il MONDO TELEVISIVO: regno dell'estetica, dell'ignoranza, dell'apparire!!!

Televisone: mondo in cui la dignità, l'intelligenza,LA CULTURA dell'uomo sono calpestate da programmi vergognosi,come i reality,le trasmissioni di canale5 in primis,presentatori decrepiti,puttane anoressiche ecc 

 
è meglio Essere o apparire?
 
Per ESSERE intendo, vivere secondo ragione, secondo la logica poiché se è vero che: cogito ergo sum, allora un uomo quando vive senza utilizzare un cervello smette di essere, diviene un non essere, o per meglio capirci, un corpo senza cervello.

Per APPARIRE intendo l’uomo che si comporta senza seguire la propria logica ma seguendo il gregge, abbandonando di fatto il libero arbitrio per farsi trasportare dalla corrente.

Ora, posto che la civiltà in cui viviamo appartiene di fatto all’apparire, per comprendere meglio la scelta bisognerà ipotizzare che risultato si ottiene nel primo o secondo caso.

Nel caso scegliessimo di ESSERE, nella civiltà dell’apparire, automaticamente diventiamo la famigerata mosca bianca. Infatti, se smettiamo di occuparci delle mode e degli oggetti superflui che il mondo consumistico ci spinge a ricercare in ogni momento, perdiamo in definitiva gli agganci con la moltitudine delle persone che ci circondano, che improvvisamente ci appaiono vuote ed inconsistenti, poiché tronfie ed appartenenti al mondo materiale, non riescono a coltivare il mondo spirituale che invece diviene prima ragion d’essere dell’uomo che abbraccia l’essere.

Chi sceglie di APPARIRE nel mondo dell’apparire, troverà invece la felicità del mondo materiale. Si sentirà quindi estremamente soddisfatto dell’acquisto di un’auto o di un bel vestito, ma per contro, temerà sempre di perdere quegli oggetti materiali in cui ripone la propria felicità. Così come si sentirà perennemente inappagato poiché avrà sempre qualcosa da desiderare e quindi sarà per sempre schiavo dei suoi bisogni.

Chi sceglie di essere, invece, cerca di comprendere la propria natura, e accorgendosi della propria imperfezione e mortalità, non avendo bisogna del superfluo godrà come un bambino del poco che il mondo materiale gli concederà, e non desidererà altro che l’essenziale poiché è cosciente che tanto è inutile avere un impero economico, tanto primo o poi, è destinato a diventare polvere…nulla più!

Ora, dopo che per anni mi è sembrato quasi banale rispondere che è meglio essere piuttosto che apparire, ritengo che la risposta vera si debba trovare solo se si risponde ad un’altra domanda:

esiste o non esiste un essere divino creatore del tutto?

Che centra direte voi? Centra eccome, ed ora vi spiego perché.
SE non esiste alcun creatore (come nessun mondo spirituale oltre a quello materiale), se quindi non vi è alcun premio per il vivere secondo morale, sarebbe giusto vivere nell’apparire, poiché questo è l’unico mondo in cui dobbiamo vivere. Pertanto, abbracciando questo tesi, non esiste alcuna regola da seguire e quindi diventa giusto rubare, fottere il prossimo od uccidere per il proprio benessere materiale, visto che abbiamo una sola vita meglio viverla nel lusso, giusto?

SE invece esiste un essere supremo che premierà le brave persone, bisogna vivere in questo mondo secondo coscienza poiché chi si comporterà bene otterrà del bene. Allora si che le regole, od il vivere nell’essere, diventano fondamento e base dell’esistenza.

Posto che nessun essere umano può sapere con certezza se un Dio esiste oppure no, alla fin fine, spetta ad ognuno di noi sperarci o meno, e di conseguenza, vivere per ottenere un premio oppure giocare alla vita perseguendo i propri bisogni, come un animale qualsiasi.
Se quindi dovete decidere tra un Dio oppure no ricordatevi che chi crede in un Dio giusto vivrà nella speranza di un futuro migliore, mentre quelli che non credono nell’aldilà saranno per sempre spaventati dalla morte, vivranno cioè nella costante paura che presto o tardi non saranno più niente.

Cercando di arrivare ad una specie di conclusione, ritengo che ognuno di noi sia libero di scegliere, e che nessuno abbia il diritto di vantarsi sull’altro della propria scelta, poiché la risposta definitiva l’otterremo tutti quando la nera signora ci prenderà sotto la sua falce.

Se devo scegliere tra speranza o paura, tra essere o apparire, scelgo 7 giorni su 7 di ESSERE NELLA SPERANZA, che ci volete fare, mi rifiuto di credere che nell’universo in cui nessuna energia si crea o si distrugge (ma si trasforma in qualcos’altro) abbia come sola eccezione l’animo umano… sarebbe veramente triste, non credete?
 
 
       
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Gods of metal.......
 
                                    
                 
 
 
 
Ci siamo signori, arriva il Gods of Metal 2009!

Il 27 e 28 giugno le migliori band metal del pianeta saranno allo Stadio Brianteo di Monza, dove sono stati allestiti due main stage, uno accanto all’altro.

Slipknot, Napalm Death, Motley Crue, Voivod, Heaven & Hell… Questa tredicesima edizione del Gods of Metal si preannuncia di altissimo livello come sempre!

Nel 2009 si torna alla formula
 dei 2 giorni, ma con una grandissima novità. Saranno presenti infatti due palchi nella location dello show, un vero e proprio Double Main Mega Stage!

Due Main Stage delle stesse dimensioni e affiancati, sui quali le bands si esibiranno in alternanza.
 

 
Ecco il cast del festival aggiornato ad oggi:
 
27 Giugno : MOTLEY CRUE  -  HEAVEN & HELL  -  QUEENSRYCHE  -  TESLA  -  EDGUY  -  LITA FORD  -  MARTY FRIEDMAN  -  EPICA  -  BACKYARD BABIES  -  VOIVOD

28 Giugno : SLIPKNOT  -  DREAM THEATER  -  CARCASS  -  BLIND GUARDIAN  -  DOWN  -  TARJA  -  NAPALM DEATH  -  PAUL GILBERT  -  CYNIC  -  BLACK DAHLIA MURDER
 
Altre grandi conferme attese entro brevissimo.
    
Continua intanto alla grande la vendita dei biglietti (siamo quasi a 20.000!!!) su www.ticketone.it e rivendite autorizzate:
 
2 Day Ticket : 75 Euro + diritti di prevendita
1 Day Ticket : 45 Euro + diritti di prevendita
 
 
             
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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"Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un'opinione, impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. IMPOSSIBLE IS NOTHING"
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